martedì 8 novembre 2016

È meglio tirare a sorte che restare dubbiosi all’infinito


Steven D. Levitt ha condotto un esperimento per circa un anno e poi l’ha descritto iper il National Bureau of Economic Research: se tirassimo a sorte? Ecco come sono andate le cose. Levitt ha invitato gli indecisi a partecipare a un esperimento: scegliere una domanda tra le trenta disponibili e poi lanciare (virtualmente) una monetina. Testa cambio, croce sto fermo dove sono. Levitt ha poi chiesto ai partecipanti se avevano seguito la sorte e come se la cavavano a due e a sei mesi di distanza dalla lotteria esistenziale. Dopo circa 22mila lanci, 13mila persone hanno risposto dopo due mesi e 8mila dopo sei (non tutti hanno risposto). Una percentuale molto alta ha insomma deciso di lanciare la monetina e, più sorprendentemente, molti hanno poi seguito l’indicazione del caso (circa il 67% per le decisioni valutate meno importanti, circa il 55% per quelle più importanti). In entrambi i casi, non solo non si sono pentiti, ma affermano di essere molto più felici e soddisfatti di prima.
Ora, le persone mentono e si ingannano. Credono a oggetti inesistenti e vedono disegni ove non c’è che un ammasso indistinto di materia. E la morale di questa storia non vuole certo essere “comportatevi a caso” (più di quanto non facciate già, magari pensando di essere individui razionali e calcolatori). Potrebbe però invece essere un rimedio per l’irresolutezza. Passare ore e giorni e perfino mesi in una palude decisionale è malefico, e spesso vi conduce a subire azioni e decisioni compiute da altri. Rischio per rischio, tanto vale tentare di essere agenti attivi. Certo, si perde la possibiità di rinfacciare la colpa a qualcun altro, ma anche questo rimedio è noto per essere solo apparente e per precipitarci in un gorgo di insoddisfazione. Fare nulla, poi, non è moralmente neutrale – questa è una convinzione radicata ma fallace. Fare nulla non è la garanzia che nulla accada e, anche se lo fosse, non sarebbe necessariamente un bene. La pigrizia e il bias dello status quo, giudicato più sicuro solo perché lo conosciamo meglio, ci tengono legati a un passato che a volte finisce per essere solo un peso e una condanna.
D’altra parte, le nostre nonne ci avevano messo in guardia: “meglio avere rimorsi che rimpianti!”. La maggior parte di loro non ha mai seguito il consiglio, ma non è un buon motivo per fare la stessa fine. L’eccesso di cautela e precauzione può condannarci all’infelicità. E se non sappiamo proprio cosa fare, possiamo provare con una monetina e vedere l’effetto che fa.

Il Corriere della Sera, la Lettura, 6 novembre 2016.