mercoledì 13 gennaio 2016

Bastano pochi dati per smontare le bugie degli antiabortisti



È morta a meno di vent’anni presso l’azienda ospedaliera Antonio Cardarelli, a Napoli. Era all’undicesima settimana di gravidanza. Stava abortendo perché l’assunzione di alcuni farmaci aveva verosimilmente danneggiato il feto.

Per sapere cosa sia successo e se c’è stato un errore medico bisognerà aspettare l’autopsia (al Cardarelli poche settimane fa era stato assegnato il bollino rosa e secondo il direttore le procedure sono state corrette).

Ma intanto non mancano i commenti e le reazioni asserviti a uno scopo ben preciso: condannare gli aborti volontari e magari – perché no? – riuscire prima o poi a renderli nuovamente illegali o molto difficili da ottenere.

Ma non c’è solo questo.

Oscilliamo tra un pensiero magico che ci porta da un lato a fidarci di code di rospo o di Stamina e dall’altro, soprattutto davanti a un incidente o a una morte, alla fiducia cieca e assoluta nella medicina e nella scienza.

La morte, gli incidenti, i rischi vengono cancellati da un processo emotivo e cognitivo che somiglia alle credenze irrazionali.

Sbottiamo e manifestiamo sorpresa. Forse siamo davvero sorpresi di scoprire che si muore ancora e che il rischio non è mai uguale a zero, nemmeno rimanendo sul proprio divano.

Si muore in casa – anzi, gli incidenti domestici sono molto numerosi, come spiega il rapporto Gli incidenti in Europa, un’epidemia silenziosa:
Sono i posti che generalmente consideriamo più sicuri a diventare trappole in cui si può perdere la vita. I cittadini europei rischiano più di restare infortunati a casa, a scuola, nelle attività ricreative e sportive che in qualunque altra circostanza. Secondo il rapporto, poco più del 20% di tutti gli incidenti avviene su strada o sul posto di lavoro. Gli incidenti domestici uccidono il doppio di quelli stradali e dieci volte di più degli incidenti sul posto di lavoro. Il problema riguarda da vicino soprattutto i bambini e gli anziani che trascorrono molto tempo a casa. Bagni, scale e cucine sono le stanze meno sicure. Secondo le previsioni, nel futuro la situazione peggiorerà a causa dell’innalzamento dell’età demografica.
Lo confermano i numeri: sono “circa 135mila i ricoveri ospedalieri per infortunio domestico, il 23 per cento circa di tutti i ricoveri per trauma. Non solo, nel nostro paese il trauma da incidente è la seconda causa di mortalità di bambini e adolescenti tra 1 e 14 anni (20,3 per cento), dopo il tumore (30,9 per cento)” (Incidenti domestici. Iss: sono il 23% di tutti i ricoveri per trauma e la seconda causa di morte in età pediatrica).

Internazionale, 13 gennaio 2016.