mercoledì 16 dicembre 2015

Il gender è una cosa bellissima



Il gender esiste ed è una cosa bellissima.

Invece l’ideologia gender è una creatura inesistente ma con un fine abbastanza preciso.

“Uno dei temi trattati al Sinodo è quello dell’ideologia gender che non parla più di ‘sessi’ ma di ‘generi’ per superare la divisione biologica maschio-femmina, minacciando l’esistenza della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Si è parlato dell’imposizione di questa teoria come pensiero unico nelle scuole, calpestando il diritto primario dei genitori all’educazione dei figli” (Sinodo. Maradiaga: ideologia gender distrugge famiglia e società, 10 ottobre 2015, Radio Vaticana).

E quale sarebbe la soluzione a questo mostro a più teste del gender? “Il Vangelo, la parola di Dio! Perché la parola di Dio illumina tutti i secoli, illumina tutto il tempo, illumina tutte le diverse società, non per un assolutismo, ma per una luce. Non per niente il Signore Gesù ci dice: ‘Io sono la luce del mondo’”.

E quel mondo è semplice e ordinato, come lo descrive la Genesi: “Maschio e femmina Dio li creò”.

Ma nel frattempo ci siamo accorti che non ci sono solo maschi e femmine, che l’identità di genere può non coincidere con il sesso, che non c’è un unico orientamento sessuale buono e giusto (quello eterosessuale) e che addirittura può variare, che i ruoli di genere non sono intrinsecamente determinati dall’appartenenza a un sesso. La sessualità umana è un universo molto complesso, impossibile da ridurre a una visione binaria F e M anche se ci fermiamo sul piano biologico, figuriamoci quando ci spostiamo su quello delle preferenze e su quello del significato di essere donna o essere uomo.

Quella visione di un mondo semplice e ordinato è incompatibile con la realtà.

La scuola è il terreno di scontro preferito e la protezione dei bambini innocenti è la scusa preferita. “Per affermare il diritto prioritario della famiglia nell’educazione dei figli contro l’ideologia gender nelle scuole, Generazione famiglia, in collaborazione con la nostra ProVita onlus, con i Giuristi per la vita e Voglio la mamma, presenta due importanti iniziative. Si tratta della giornata nazionale per il diritto di priorità educativa della famiglia e dell’’Operazione Caro Ministro’” (ProVita e Generazione Famiglia uniti contro il gender: unisciti a noi!, 18 novembre 2015, Notizie ProVita).

Un giorno “di assenza simbolica dalla scuola […] per ribadire che nell’educazione sessuale, affettiva e morale viene prima la famiglia” e una lettera da inviare al ministro dell’istruzione da parte dei “genitori preoccupati per l’introduzione delle teorie gender nelle scuole”.

Internazionale, 15 dicembre 2015.

sabato 5 dicembre 2015

Il no presuntuoso di alcune femministe alla maternità surrogata



Le femministe condannano la maternità surrogata. Le femministe sono contro l’utero in affitto (è il titolo dell’articolo di oggi sulla Repubblica, Femministe contro l’utero in affitto: “Non è un diritto”). 

Forse sarebbe meglio dire “alcune femministe”, perché la presunzione di incarnare l’universo femminista è la stessa di decidere al posto di qualcun altro senza nemmeno chiedergli il parere (nell’articolo sulla Repubblica, più o meno a metà, lo si scrive esplicitamente: “alcune femministe”). È per il nostro bene, ovviamente, come il più feroce e infido paternalismo. Siete troppo sciocche per decidere da sole. Ci siamo noi a difendervi. Non lo avete chiesto? Pazienza. Abbiamo già detto che è per il vostro bene?

Le donne di Se non ora quando (Snoq) promuovono un appello: “Diciamo no a chi vuole un figlio a tutti i costi”.

Ove a “tutti i costi” ha un’accezione negativa solo in questo caso, cioè nel dominio della riproduzione, un dominio sacro e inviolabile come lo è quello della maternità. È uno slogan usato durante le discussioni sulla legge sulla fecondazione assistita, per esempio, per condannare la possibilità di ricorrere a una tecnologia. Siete sterili? Rassegnatevi. Non riuscite a concepire naturalmente? Forse qualche divinità ha deciso così e non possiamo avere la tracotanza di opporci.

Se lo usiamo altrove ci accorgiamo che non ha una connotazione di per sé accusatoria: “Che bravo Mario, ha voluto laurearsi a tutti i costi!”.

Ma con l’utero no, quello non lo puoi toccare nemmeno se è il tuo. Perché sei troppo sciocca e ci vuole Snoq per dirti cosa farne.

Ecco perché bisogna essere per il divieto universale della surrogacy. Perché le donne sono troppo deboli per decidere da sole, hanno bisogno di una guida, di un mentore. Mi ricorda qualcosa.

Dice l’appello di Snoq:
Noi rifiutiamo di considerare la ‘maternità surrogata’ un atto di libertà o di amore. In Italia è vietata, ma nel mondo in cui viviamo l’altrove è qui: ‘committenti’ italiani possono trovare in altri paesi una donna che ‘porti’ un figlio per loro. Non possiamo accettare, solo perché la tecnica lo rende possibile, e in nome di presunti diritti individuali, che le donne tornino a essere oggetti a disposizione”.
A parte l’altrove che è qui, essere oggetto non è il destino intrinseco di ogni donna che si offra per una surrogacy. Se scelgo liberamente, sarò ancora una vittima? Che poi sarebbe forse il caso di abbandonare questi termini ormai abusati, e i cui confini semantici sono così allentati da conferire un’ambiguità ineliminabile a quanto si sta cercando di dire.

Internazionale, 4 dicembre 2015.