venerdì 20 novembre 2015

Le domande sui trapianti che non possiamo ignorare


Aiyana Lucas ha 8 anni e ha subìto tre trapianti cardiaci. A pochi mesi di vita la madre si accorge che la figlia, poco più che neonata, non sta bene. I medici le diagnosticano un grave problema cardiaco. Dopo sei mesi di attesa, riceve finalmente un cuore. Il trapianto va bene. Sette anni dopo però Aiyana ha bisogno di un altro cuore. Altri sei mesi di attesa fino a quando un altro organo è disponibile. Ma dopo pochi battiti, i medici si accorgono che qualcosa non funziona. Aiyana ha bisogno di un macchinario che faccia funzionare il suo cuore e i suoi polmoni. Solo 48 ore più tardi un nuovo cuore è disponibile e Jonathan Chen, il direttore di chirurgia cardiaca al Seattle hospital, decide di rischiare e di eseguire un terzo trapianto, cioè il secondo nel giro di poche ore.

Aiyana ora sta bene, ma la sua storia solleva molte domande. Quali dovrebbero essere i criteri di attesa e soprattutto di assegnazione degli organi? Come si decide a chi va un organo? E soprattutto, è giusto destinare tre organi a uno stesso individuo, lasciando gli altri ad aspettare, magari contribuendo al peggioramento del quadro clinico o addirittura alla morte?

La discussione sugli organi appare più fredda di quella sull’aborto o sull’eutanasia, ma nasconde alcuni problemi morali di non facile soluzione, come accade ogni volta che un bene è richiesto più di quanto sia disponibile.

Internazionale, 20 novembre 2015.