mercoledì 12 novembre 2014

Alcune domande a Sacconi e Alfano sul “voto plurimo” per i genitori



Democrazia? | La proposta del Ncd di assegnare a padri e madri la facoltà di votare per conto dei figli minori è sorprendente e discutibile. Alcune questioni rendono impraticabile l’idea

“Famiglia: voto plurimo ai genitori con figli minori” era il titolo di un post di Maurizio Sacconi il 28 ottobre scorso sul suo sito. E spiegava diligentemente: “E tale deve essere la rilevanza pubblica della famiglia naturale in relazione ai figli che si può cominciare a considerare l’ipotesi del voto plurimo dei genitori in proporzione ai figli minorenni affinché la rappresentanza democratica tenga in dovuto conto l’Italia di oggi e, ancor più, quella di domani”.
Lo ha ribadito Angelino Alfano, annunciando la manifestazione di sabato prossimo del Nuovo Centro Destra sulla Famiglia: «Dare il voto plurimo ai genitori di minori, permettendogli di votare anche per ciascuno dei figli».
La proposta è entusiasmante. Potrebbe risollevare le sorti del paese, ammorbidire le tensioni politiche, indicare la giusta via a Matteo Renzi sulle riforme da fare sul diritto di famiglia. Però avremmo bisogno di qualche chiarimento in più (sicuramente avverrà sabato in piazza Farnese). Come si deciderà se i voti in più vanno alla madre o al padre? Si può fare un po’ per uno, oppure visto che la Famiglia deve essere tradizionale voterà solo il padre? Sembrerebbe più giusto, le donne non hanno ancora molta esperienza riguardo al suffragio universale, e fino a qualche decennio fa ne erano prive (ma forse è il momento di ridiscuterne).
E poi bisognerebbe indicare alcune misure di garanzia: uno strumento per indagare gli orientamenti sessuali e la violazione del vincolo matrimoniale. Non penserete mica di poter far votare genitori gay, individui non sposati oppure divorziati? Di questi tempi si potrebbe perfino rischiare di concedere un voto +1 a una transgender. Vediamo di rimediare immediatamente. Per sicurezza si potrebbe proporre anche un test del Dna perché una buona parte di figli non è davvero tale e non è che possiamo far votare un padre non davvero padre, no?
Siccome i difensori della Famiglia difendono anche la Vita, si dovrebbe poter esprimere un voto plurimo fin dal concepimento: un voto per mio figlio di 4 anni, un altro perché sono incinta di 6 settimane (e se abortisco mi scalano il voto la prossima volta?).
Come comportarsi con gli embrioni crioconservati? Valgono, tranne quelli ottenuti tramite la fecondazione eterologa perché non sembra una pratica molto “tradizionale”. La proposta fa tornare alla memoria quella di Francesco Storace che nel 2001 aveva promosso un ddl per attribuire personalità giuridica al “concepito”. Il suo intento era di aiutare le famiglie permettendo loro di usufruire della detrazione dei figli a carico – quelli già nati, ma che differenza c’è?
Qui siamo addirittura oltre: li conti, già nati e non, e voti per loro.
Ma insomma la storia di Scott in Tutti dicono I love you di Woody Allen non ha insegnato nulla? Cresciuto in una famiglia di democratici (di sinistra) è diventato un repubblicano (di destra) – facendo venire un infarto al povero padre (il fatto che fosse causato da un’arteria bloccata non è rilevante). Come avrebbe votato il padre facendo le veci di Scott? La precrimine di Minority Report, al confronto, aveva vita facile.

Pagina 99, 12 novembre 2014.