lunedì 21 luglio 2014

La strana voglia di credere nell’astrologia


«Pensate che l’astrologia sia una scienza, abbia qualcosa di scientifico o sia pseudoscienza?». Meno del 50% degli americani ha risposto che non ha niente a che vedere con la scienza, il resto è disposto ad attribuirle una qualche attendibilità (Science and Engineering Indicators 2014). È un fallimento dell’educazione scientifica, oppure molti degli interpellati hanno confuso astrologia e astronomia? È un errore comune, che potrebbe essere spiegato anche con la difficoltà — forse non esclusiva dei profani — di tracciare un confine tra scienza e pseudoscienza. Ma c’è una questione più affascinante e non del tutto attinente al tema dell’ignoranza scientifica, come suggerisce Andrew Crumey sulla rivista «Aeon Magazine». La fiducia nell’astrologia si potrebbe considerare un sintomo di quanto sia difficile dismettere il pensiero magico, con l’ossessione che tutto ciò che ci accade abbia un senso misterioso.

Attribuire significati e finalità intrinseche è una tentazione in cui inciampano anche i più razionali: immaginarci al centro dell’universo ci impedisce di abbandonare del tutto le pseudoscienze, condannandoci a rimanere prigionieri del «non è vero ma ci credo». Quanto, dipende dalla nostra capacità di dominare il paradosso. Magari non consulteremmo un astrologo, come fece Nancy Reagan dopo l’attentato al marito. Ma potremmo non essere troppo distanti dalla posizione che lei assunse quando, domandandosi se fosse una delle ragioni per cui al suo Ronnie non capitò più nulla di simile, rispose: «Non credo fosse proprio per quello, ma non credo nemmeno che non lo fosse».

La Lettura, 6 luglio 2014.