venerdì 14 febbraio 2014

“Tutto ciò che esiste merita di essere deriso”



Aiutata dall’internet – fossi dovuta andare in libreria, causa pigrizia, starei ancora procrastinando – ho comprato l’ebook di Una sterminata domenica. E l’acquisto ha fatto di me una donna felice.

Il libro comincia con un saggio sul meeting di Comunione e Liberazione che si svolge alla fine di agosto a Rimini e che mi ha fatto subito pensare “è il mio preferito!”. E come sarebbe potuto essere diversamente, visto che ci ritroviamo tutti “alla festa di un loro amico che, per inciso, è anche il creatore del cielo e della terra. Come non essere euforici?”, mi domanda Claudio Giunta. Anche se l’euforia non può che mutare in magone, se si è atei e non ci si ritrova nella lista degli amici, il racconto è troppo bello per lasciare spazio a pensieri negativi.
Poi seguono i capitoli sul vulcano islandese Eyjafjöll e il complottismo, sulla fiera internazionale del libro (FIL) che si svolge in una città del Messico irraggiungibile, Guadalajare, e che nel 2008 ha avuto come ospite d’onore l’Italia, su Panarea e la lotta di classe, Radio Deejay, Matteo Renzi, Elio e le Storie Tese, Fantozzi, sulle biblioteche, su Luciano Moggi (“Il paternalismo è una brutta cosa, ma l’idea che stiamo tutti dalla stessa parte, che tutti sono sintonizzati sul nostro mood postmoderno è anche peggio”), sugli anni Settanta e Ottanta.
Ogni volta ho pensato del capitolo che stavo leggendo: “è il mio preferito!” (alcuni estratti si trovano su claudiogiunta.it), di ognuno bisognerebbe copiare e incollare lunghe parti indimenticabili e ci sono dettagli di cui ci s’innamora immediatamente, come il soffermarsi sulla parola “evento” o “smerigliare”.
Su Matteo Renzi, per esempio, potrei dire che Giunta ha scritto “il saggio definitivo”, anche se non ne ho letti altri. Ma non ce n’è bisogno. L’autore dice tutto quello che c’è da dire, con quel garbo che è proprio di chi sa precisamente dove e come colpire e non ha bisogno di alzare la voce, tantomeno di urlare. Giunta ti affonda e tu, all’inizio, puoi anche non rendertene conto - poi sì, se non lo capisci sei scemo, e non è da escludere che accada. In Matteo Renzi non trema, l’autore commenta così il libro che il sindaco di Firenze e neosegretario del PD (“interessante paradosso” di un uomo che si accomoda sotto le insegne della sinistra ma che per come e per quello che scrive non sembra avere dimestichezza con i libri): “Stil novo è pieno di idee e frasi disarmanti non perché suonano false, ma perché suonano sincere”. Oppure: “La buona fede è molto più diffusa di quanto saremmo portati a pensare, soprattutto nella sfera pubblica soprattutto tra coloro che quand’erano giovani sono riusciti a prendersi tanto sul serio da voler diventare - poniamo - prima assessori poi presidenti di regione poi sindaci poi presidenti del consiglio”. Il prendersi sul serio, l’assenza di senso del ridicolo verrebbe da aggiungere - o solo da dire esplicitamente.
Nel capitolo dedicato a Fantozzi, Giunta indica infatti un’onnipresente caratteristica odierna, cioè l’incapacità di prendersi in giro e di prendere in giro il proprio lavoro creativo (le autocertificazioni di artista, intellettuale, scrittore), che negli anni 70 era ancora più profonda perché “la distanza tra attore/scrittore e pubblico era abissale e la retorica della mia professionalità era, se possibile, ancora più ammorbante”. Già, se possibile.
Non c’è argomento di cui non si possa scrivere in modo lucido e divertente. La differenza non la fa l’argomento, ma chi scrive. Dovrebbe essere un’ovvietà, ma è spesso annebbiata dalla mancanza di senso del ridicolo, da quel prendersi così seriamente sul serio, da quel senso di superiorità della maggior parte degli “intellettuali” (la sola parola mi fa venire l’orticaria) italiani autocertificati che impongono di tracciare confini scellerati e insensati. Quegli stessi confini che segnavamo da piccoli e che non potevamo calpestare, quei confini che se continui a vederli quando sei cresciuto ti devi proprio preoccupare. E non solo perché sei invecchiato senza diventare adulto. ×

Il Mucchio di febbraio.