venerdì 24 gennaio 2014

Gli ipocriti dell’outing in una società diseguale


Qualche giorno fa su «Time» è uscito un pezzo di Brandon Ambrosino intitolato Outing the Hypocrisy of Outing («Rivelare l’ipocrisia dell’outing). Dobbiamo forse ricordare anche qui la differenza tra outing e coming out, perché spesso sono usati come fossero sinonimi. Outing significa esporre pubblicamente l’omosessualità di qualcuno, in genere per denunciare l’ipocrisia dei più conservatori; coming out è invece la decisione di rivelare volontariamente il proprio orientamento sessuale. Discutere tutti i risvolti dell’outing richiederebbe molto tempo, ma sono due gli aspetti più interessanti messi in luce dall’intervento di Ambrosino, molto critico verso chi, in America, esercita l’outing nei riguardi dei politici di destra. Il primo concerne la presunta fissità di un orientamento sessuale, soprattutto in un contesto in cui l’omosessualità è ancora percepita come qualcosa da giustificare, e come una caratteristica che si può usare per minacciare e irridere. «Quello lì è gay!» può essere anche pronunciato come un insulto o con l’intento di denotare caratteristiche universali che deriverebbero dall’essere gay, come quando si parla di «modello gay» o della convinzione che i gay abbiano intrinsecamente modi gentili o siano interessati alla moda. Basterebbe provare a sostituire «omosessuale» con «eterosessuale» per cogliere l’assurdità delle pretese inferenze.

La Lettura, 19 gennaio 2014.