giovedì 10 ottobre 2013

Che brutto guaio l’età del boomerang


La crisi della mezza età non risparmia nessuno, anche se con l’aumento della vita media ha confini temporali oscillanti. Si è giovani fino a 30 anni, perfino 40 e oltre, quindi il bilancio da adulti è rimandato, trattenuto e poi a volte arriva con brutalità inattesa: è piuttosto facile illudersi che da grandi si sarà capaci di vedersela con le paranoie e le ansie da prestazione. Ci si scopre invece vecchi senza essere mai cresciuti: che ci vuole del talento l’aveva già detto Jacques Brel in La chanson des vieux amants, che sia una crudele adulazione lo scopriamo sulla nostra pelle. D’altra parte continuano a dirci «sei giovane», mentre il nostro corpo manda segnali contrari: la cervicale, il doloretto, i postumi di una bevuta che «quando avevo vent’anni nemmeno li sentivo». Rischiamo di rimanere incastrati in un’eterna adolescenza, sommando così gli svantaggi di quest’ultima a quelli della maturità.
L’altra crisi assicurata è quella adolescenziale, quando ragazzini adorabili si trasformano in concentrati di antipatia. Se sono i tuoi figli — consigliava Nora Ephron nel libro Il mio collo mi fa impazzire, che è un perfetto resoconto della crisi che può causare un collo che comincia a cedere, cioè verso i 43 anni —, è bene avere un cane: almeno qualcuno in casa è felice di vederti.
Ma possiamo sentirci al sicuro una volta superata l’adolescenza e non ancora raggiunta la mezza età? No, state pure tranquilli. Le crisi non risparmiano nessuna età: qualsiasi compleanno è buono per un rimpianto o un doloroso bilancio.

La Lettura, 6 ottobre 2013.