venerdì 27 settembre 2013

L’uomo e la mosca compagni di viaggio


«È stato grazie a un tornado che la mia carriera di scienziato ha preso il volo». Una sola vita non basta (Rizzoli, pp. 342 e 19), il nuovo libro di Edoardo Boncinelli, comincia da un incontro fortuito al terminal della Twa di New York. È il 1984, Boncinelli è diretto in Colorado per una conferenza sulla biologia dello sviluppo ma le condizioni atmosferiche fanno sospendere il traffico aereo. Si forma un gruppo di passeggeri bloccati nell’attesa, tra cui lo scienziato svizzero Walter Gehring. I due si salutano e cominciano a raccontarsi come procedono le rispettive ricerche. È soprattutto Gehring a parlare, e la chiacchierata si trasforma presto in un’anteprima informale della sua futura relazione. Gehring aveva isolato tre geni omeotici della drosofila. In quel momento era chiaro quanto fossero importanti, ma non ancora come funzionassero. Di alto valore gerarchico e in grado di controllare altri geni, una loro mutazione può provocare profonde alterazioni nel corpo della mosca: non solo una zampa o un’ala, ma l’intero segmento di corpo dell’insetto che li contiene. Che cosa accade nelle altre specie? Boncinelli decide di provare a rispondere a questa domanda, cioè di verificare se per i mammiferi valgono gli stessi meccanismi. La decisione si rivela felice: Boncinelli si avvia sulla strada che lo condurrà verso la scoperta «dell’esistenza nell’uomo di geni con un ruolo simile a quello dei geni omeotici nella drosofila».

Il Corriere della sera, 27 settembre 2013.