venerdì 14 giugno 2013

“Smetti di essere gay in 60 giorni”


Domani 15 giugno si svolgerà il Pride romano. In tante altre città nei prossimi giorni: a Torino s’è svolto l’8, quello nazionale a Palermo il prossimo 22 giugno. Come sempre – con una puntualità rassicurante – è un pretesto per fare dichiarazioni bizzarre, in un contesto comunque generoso. Potrebbe essere però anche un’occasione per invitare i cosiddetti terapeuti riparatori – quelli che vogliono aggiustare chi non si conforma al Modello Unico dell’eterosessualità – a cambiare lavoro.

INNATURALE – Gianfranco Miccichè, sottosegretario alla Funzione pubblica, ha dichiarato la settimana scorsa che non parteciperà al Pride di Palermo. “Non mi piace, non mi diverto. Sono cose schierate di cui non me ne frega niente”, ha detto Miccichè durante “La zanzara” su Radio 24. E a parte che la prima risposta che viene da dare è “ma chi ti ci vuole?”, è quanto ha detto sui matrimoni a essere più interessante: sono “assolutamente innaturali”. Sai che novità. Che poi sia oscuro il significato di innaturale sembra interessare a pochi. Innaturale come una lampadina? Come un computer? Anche lo fosse – innaturale – ciò non basterebbe per dimostrare quello che chi usa questo argomento sbagliato vorrebbe: cioè, che è immorale, sbagliato, schifoso. Quella del naturale potrebbe anche essere una discussione appassionante – come lo definiamo, dove tracciamo la linea, cosa implica – se non fosse sempre usata come base fangosa per un insulto. “Sei innaturale”, in queste circostanze, suona sempre come “sei un po’ stronzo”.


EVERGREEN – Non mancano i ripetitori di sciocchezze che non hanno bisogno di alcun pretesto, e che insistono su una visione distorta e infantile di tutto quello che non può essere etichettato come “eterosessuale”. Come Alessandro Meluzzi – che sul suo appassionante profilo Twitter si definisce “Psichiatra, psicoterapeuta, Comunità Agape Madre dell’Accoglienza, Diacono greco-cattolico, portavoce della Comunità Incontro, docente di psichiatria forense” – nonché direttore editoriale di Testata d’angolo. A chi è dedicata la Testata? Ecco l’elenco. “Felici e realizzati nelle loro condizioni familiari di genitori, figli, mariti o mogli, oppure portatori di ferite personali: lutti, matrimoni falliti alle spalle, separazioni con figli, omosessualità, bisessualità, transessualità, disabilità, borderline, con difficoltà a livello psicologico o psichiatrico”. Le ferite personali comprendono orientamenti diversi da quello eterosessuale – ammesso che sia poi possibile tracciare confini tanto netti – e il mondo GLBTQI sarebbe un mondo ferito e a lutto. D’altra parte Meluzzi è quello che ha dichiarato qualche anno fa: “Anche sul tema dell’omosessualità c’è molta confusione: è chiaro che nasciamo maschi e femmine affinché la vita possa continuare a propagarsi. Tuttavia, ci sono delle persone che vivono con sentimenti di esclusione una certa loro caratteristica personale ed alla fine, spesso, ritengono che esibirla in modo chiassoso e clamoroso sia il modo migliore: ad esempio, quello che succede nei Gay Pride, ha anche il sapore di una disperata richiesta di aiuto. Ma è evidente che alla base dell’omosessualità c’è quasi sempre un problema psicologico»”. Chiaro no?


Giornalettismo.