martedì 4 giugno 2013

La pillola del giorno dopo? Te la do tra una settimana


La commercializzazione della contraccezione d’emergenza ha disegnato lo spazio per un ennesimo scontro all’ultimo sangue. Che cos’è e quali sono i suoi effetti? Perché l’accesso è tanto difficile e la discussione è così furiosa?

Norlevo e Levonelle sono i nomi commerciali di una molecola usata a scopo contraccettivo post-coitale, il levonorgestrel. Si usa dopo un rapporto sessuale non protetto o se il metodo contraccettivo non è stato efficace. Deve essere assunto prima possibile e comunque entro 72 ore dal rapporto a rischio. È un contraccettivo d’emergenza ovvero, come viene più spesso chiamato, la pillola del giorno dopo. Prima dell’entrata in commercio di questi due prodotti, si ingollavano 4 compresse di un “normale” contraccettivo ad alto dosaggio, come il Ginoden. L’arrivo di un farmaco ad hoc non solo non è passato inosservato, ma ha sollevato un sacco di polemiche sulla contraccezione d’emergenza e, paradossalmente, potrebbe averne complicato l’accesso.

COMMERCIALIZZAZIONE – Il levonorgestrel è stato finalmente introdotto in Italia nel 2000. L’autorizzazione è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’11 ottobre, “Decreto del Ministero della Salute di autorizzazione all’immissione in commercio della specialità medicinale per uso umano “Norlevo””. Sarà distribuito nelle farmacie e sarà necessaria la prescrizione medica non ripetibile. Fin dall’inizio la vita del contraccettivo d’emergenza è movimentata. La Pontificia Accademia per la Vita il 31 ottobre dello stesso anno ci mette in guardia sulle bugie che lo circonderebbero: in realtà è un abortivo, si legge nel comunicato stampa. Ma la parte più bella è quella che riguarda le intenzioni “abortive” di chi la prende, evidentemente sufficienti per considerare tale anche il farmaco: “la donna che ricorre a questo tipo di pillola, lo fa nel timore di poter essere in periodo fecondo e perciò con l’intenzione di provocare l’espulsione dell’eventuale neoconcepito; oltretutto, sarebbe utopico pensare che una donna, trovandosi nelle condizioni di voler ricorrere ad una contraccezione d’emergenza, abbia la possibilità di conoscere con esattezza e tempestività la sua attuale condizione di fertilità” (notare che essere in un “periodo fecondo” non autorizza quel “perciò”, essere fertili cioè non implica che vi sia una gravidanza).
IL MOVIMENTO PER LA VITA – Insieme al Forum delle associazioni familiari impugna il decreto ministeriale e ne chiede l’annullamento. Le ragioni che li spingono sono simili a quelle espresse dalla Pontificia Accademia: “la violazione del fondamentale diritto alla vita del concepito, la cui esistenza con l’assunzione del Norlevo è intenzionalmente esposta alla distruzione; il contrasto tra il decreto ministeriale e la disciplina sull’interruzione volontaria della gravidanza, in quanto gli effetti abortivi della “pillola” sfuggono alla trama della l. 194/1978; il carattere ingannevole ed equivoco delle informazioni che accompagnano il prodotto, poiché il foglio illustrativo assorbe nel fenomeno contraccettivo l’assunzione del Norlevo ed è privo di informazioni sulla potenzialità distruttiva dell’embrione.”