mercoledì 22 maggio 2013

Legge 194, compleanno amaro


Sono passati 35 anni. E sono passati (quasi) inutilmente. Con una media nazionale di obiettori di coscienza del 70% il servizio è gravemente compromesso e abortire spesso impossibile.


LA LEGGE 194 HA 35 ANNI – Il 22 maggio 1978 è stata approvata la legge 194, “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” (IVG). La 194 ha eliminato il reato di aborto e ha indicato in quali circostanze sia possibile interrompere una gravidanza. Tre anni prima la Corte Costituzionale aveva aperto la strada alla depenalizzazione con la sentenza n. 27, soprattutto in quel passaggio in cui afferma che “non esiste equivalenza fra il diritto non solo alla vita ma anche alla salute proprio di chi è già persona, come la madre, e la salvaguardia dell’embrione che persona deve ancora diventare.” Le polemiche riguardo alla liceità morale di interrompere una gravidanza non si sono mai sopite, e soltanto domenica passata la Marcia per la Vita l’ha ricordato. Alla sua terza edizione, la Marcia ha come obiettivo politico l’abrogazione della 194. Non è solo la possibilità di accedere a un servizio sicuro e legale di IVG a suscitare perplessità da parte di chi vorrebbe porvi fine, ma anche alcune parti della legge e per altre ragioni.
L’ARTICOLO 9 – L’articolo più controverso è quello che norma l’obiezione di coscienza: negli ultimi anni il numero di obiettori è molto aumentato, così come le interpretazioni disinvolte delle circostanze in cui è lecito astenersi dal garantire il servizio di IVG. Secondo l’articolo 9 “Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione. […] L’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento. Gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare lo espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale.
 L’obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo. L’obiezione di coscienza si intende revocata, con effetto, immediato, se chi l’ha sollevata prende parte a procedure o a interventi per l’interruzione della gravidanza previsti dalla presente legge, al di fuori dei casi di cui al comma precedente” (i corsivi sono miei).
CONTRADDIZIONE INTERNA – Una legge che stabilisce un servizio (IVG) e contemporaneamente prevede le condizioni in cui gli operatori sanitari possono sottrarvisi rischia di essere intimamente contraddittoria. Tuttavia la 194 indica quale sia l’ordine di priorità: la richiesta della donna è più forte dell’obiezione di coscienza, il servizio dovrebbe essere sempre garantito e la legge non prevede l’obiezione di struttura. Ma spesso l’interpretazione dell’articolo 9 è molto concessiva, e l’esercizio dell’obiezione di coscienza ha investito attività che la legge 194 non prevede. La stessa possibilità per gli anestesisti di essere obiettori potrebbe essere contestata alla luce della natura del ruolo dell’anestesista: rientra forse in quelle “attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza”?
LA RELAZIONE MINISTERIALE – Le ultime Relazioni sull’applicazione della 194 riportano numeri altissimi di obiettori di coscienza. Secondo la Tabella 28, la media nazionale è di circa il 70% per i ginecologi. Si arriva anche all’85% per quelli in Molise e in Basilicata; Campania e Lazio sono di poco sotto. Queste altissime percentuali pesano, ovviamente, sulla garanzia effettiva del servizio. Liste d’attesa che si allungano, interi reparti in cui l’IVG non è garantita, arretratezza delle tecniche. In una lettera aperta la Laiga, la Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194/78, ha sottolineato anche un aspetto meno noto, ovvero il peso per quegli operatori sanitari che decidono di garantire di fatto la legge. Ma non solo: i numeri sembrano essere più alti di quelli indicati dal Ministero della Salute. Da una indagine condotta a livello regionale del giugno 2012, la Laiga segnala che “nel Lazio in 10 strutture pubbliche su 31 (esclusi gli ospedali religiosi e le cliniche accreditate) non si eseguono interruzioni di gravidanza) […] L’obiezione di coscienza [riguarda] il 91,3% dei ginecologi ospedalieri. Se per gli aborti del I trimestre si può fare in parte fronte alla situazione ricorrendo a medici convenzionati esterni o a medici gettonati, così non è per gli aborti terapeutici, sui quali quel 91,3% pesa come piombo. Con il ricorso a medici convenzionati esterni e medici “a gettone” l’obiezione scende all’84%, dato comunque più grave dell’80,2% riferito dal ministro, che non considera nella sua relazione il fatto che una parte dei non obiettori in realtà non esegue IVG.”
LOMBARDIA – In Lombardia SeL aveva fatto qualcosa di simile nel febbraio del 2012, pubblicando i dati regionali: il dato asettico nazionale – già preoccupante – è ancora più ruvido e dai numeri di alcuni singoli ospedali si capisce come possa essere difficile applicare il servizio di IVG. A Como, per esempio, 23 ginecologi su 26 sono obiettori; a Legnano 20 su 29 e al Niguarda di Milano 20 su 24. La difficoltà aumenta anche a causa di circostanze contestuali: in che città vivi, quante strutture puoi raggiungere facilmente, quanto tempo puoi dedicare alla ricerca di una soluzione.
A RISCHIO NON SOLO L’IVG – L’effetto dei numeri dell’obiezione non incide solo sulla garanzia del servizio, ma su molti altri aspetti: il ricambio e la formazione dei ginecologi; il rimpallo di responsabilità (“se il servizio non è garantito con chi ce la possiamo prendere?”); il mancato registro specifico degli obiettori (per città o per singola struttura); l’isolamento dei ginecologi non obiettori. Intorno a questo c’è un panorama desolante: come sono ridotti i consultori familiari, prima di tutto, e poi le varie iniziative bizzarre, come quella di “riforma” dei consultori familiari di Olimpia Tarzia nel Lazio, quella nel Veneto per far entrare il Movimento per la Vita nei reparti e il regolamento ragionale in Lombardia che ha reso obbligatoria la sepoltura dopo un aborto.
LA CRONACA – Negli ultimi anni gli effetti dell’obiezione hanno raggiunto la cronaca con vicende a volte grottesche, come al Policlinico di Napoli, dove il servizio è stato sospeso in seguito alla morte dell’unico non obiettore (interruzione di pubblico servizio). O il Policlinico di Bari, che nell’estate del 2010 ha sospeso il servizio Ru486 durante le ferie dell’unico non obiettore. E ancora a Milano: una donna che chiedeva l’anestesia per sedare i forti dolori s’è sentita rispondere: “no, sono obiettore di coscienza”, anche se non c’era nessun altro che potesse farlo. A Roma la possibilità di ricorrere anche all’aborto farmacologico è schiacciata da un assurdo regolamento sulla RU486 che prevede il ricovero, e di conseguenza un solo ospedale romano può offrire questa opzione come alternativa all’aborto chirurgico. Se poi devi affrontare un aborto tardivo, può succederti quanto accaduto a Margherita. Di recente una dottoressa è stata denunciata per essersi rifiutata di assistere una donna con una emorragia post abortiva. La sentenza della Cassazione ha ribadito quando è espresso chiaramente dall’articolo 9: “il diritto di obiezione di coscienza ‘non esonera il medico dall’intervenire durante l’intero procedimento’. In sostanza ‘il diritto dell’obiettore affievolisce, fino a scomparire, di fronte al diritto della donna in imminente pericolo a ricevere le cure per tutelare la propria vita e la propria salute’. Giudicando sul caso, la Corte ha ritenuto ‘pienamente integrato’ il reato dal momento che l’imputata ha ‘rifiutato un atto sanitario, peraltro richiesto con insistenza da personale infermieristico e medico, in una situazione di oggettivo rischio per la paziente’” (il corsivo è mio).
CONFERENZA STAMPA SEL – Si svolge oggi una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati durante la quale sarà presentata una mozione parlamentare, a firma di Gennaro Migliore e Marisa Nicchi di SeL. Nella mozione, dopo avere illustrato lo stato e le difficoltà nell’applicazione della legge, si chiede al governo di “garantire il rispetto e la piena applicazione della legge 194/78 su tutto il territorio nazionale nel pieno riconoscimento della libera scelta e del diritto alla salute delle donne, assumendo tutte le iniziative, nell’ambito delle proprie competenze, finalizzate all’assunzione di personale non obiettore al fine di garantire il servizio di IVG”. La piena applicazione passa ovviamente anche attraverso la garanzia di poter scegliere l’IVG farmacologica: si chiede al governo di attivarsi “perché l’IVG medica possa essere praticata in regime di day hospital, che non comporta, come evidenziato dalla letteratura scientifica internazionale e dalla stessa relazione del Ministero della Salute, maggiori rischi per la salute, e che costa meno. L’IVG farmacologica viene da tempo praticata in regime ambulatoriale o di day hospital negli altri paesi europei e nella stessa regione Emilia Romagna”.
ORGANIZZAZIONE - Si richiede “la gestione organizzativa e del personale delle strutture ospedaliere sia realizzata in modo da evitare che vi siano presìdi con oltre il 30 per cento di obiettori di coscienza, anche attraverso un controllo più stringente sull’attuazione da parte delle regioni delle previste procedure di mobilità del personale sanitario”, l’impegno di “prevedere che il requisito della non obiezione sia di impedimento all’espletamento delle funzioni apicali nelle strutture di ostetricia e ginecologia dei presidi ospedalieri” la creazione di un elenco pubblico e dettagliato degli obiettori, l’incentivazione dei consultori familiari e, infine, la diffusione di informazioni riguardo alla contraccezione d’emergenza (la cosiddetta pillola del giorno dopo), compresa l’illeceità di invocare l’obiezione di coscienza da parte dei farmacisti.
CONVEGNO CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE – Domani 22 maggio si svolgerà un convegno alla Casa internazionale delle donne, La prima parola e l’ultima, 22 maggio 1978-2013.