giovedì 9 maggio 2013

In marcia per la “vita”



Domenica 12 maggio a Roma si svolgerà la terza “Marcia per la Vita”. L’intento è quello di rendere illegale l’interruzione volontaria di gravidanza.

La prossima domenica 12 maggio 2013 si svolgerà a Roma la “Marcia Nazionale per la Vita”. È la terza edizione: la prima si è svolta a Desenzano nel 2011, la seconda a Roma lo scorso maggio. L’appuntamento è alle 8.00 al Colosseo, la partenza è prevista per le 9.30 – destinazione Castel Sant’Angelo.
La Marcia offre un’imperdibile occasione per conoscere la retorica “per la Vita” (prolife) che potrebbe essere meglio definita una politica contro la scelta e a favore dell’illegalità dell’aborto. Ma sono arrivati prima, gli ultraconservatori, e si sono appropriati della “vita”, spingendo chi non condivide la loro posizione in un angolo ombroso, quello di chi si oppone alla “vita” ed è perciò necessariamente a favore della morte o di qualcosa che ha la stessa aria di famiglia.

Nella sezione “L’iniziativa” ci spiegano le premesse che valgono sia per la manifestazione, sia più genericamente per il movimento che si dichiara a difesa della “vita”. E l’opposizione con i fautori di morte è subito evidente: “Gli attacchi alla vita umana innocente sono sempre più numerosi e nuovi strumenti di morte minacciano la sopravvivenza stessa del genere umano: Ru486, Ellaone, pillola del giorno dopo ecc. Da oltre trent’anni una legge dello Stato (la 194/1978) regolamenta l’uccisione deliberata dell’innocente nel grembo materno e i morti si contano a milioni. La Marcia per la Vita è il segno dell’esistenza di un popolo che non si arrende e vuole far prevalere i diritti di chi non ha voce sulla logica dell’utilitarismo e dell’individualismo esasperato, sulla legge del più forte.”

L’equiparazione di mezzi abortivi e contraccettivi è un altro nodo ricorrente. D’altra parte sembrano essere dettagli irrilevanti quando l’intento è la difesa degli innocenti. Poco importa se la cosiddetta pillola del giorno dopo non ha effetti abortivi, poco importa se la condanna dovrebbe allora estendersi anche a tutti gli altri mezzi contraccettivi (in effetti, perché no?). La posta in gioco è talmente alta che sembra puntiglioso voler distinguere o pretendere la coerenza, e poi a pensarci bene anche la contraccezione è un attentato verso la “sacralità” e la “natura” e dovremmo tutti rimpiangere i bei tempi in cui era vietata e si rischiava anche solo a parlarne (è solo nel 1971 che viene abrogato l’articolo 533 del Codice Penale che vietava la propaganda e l’uso di contraccettivi).
Gli intenti della Marcia dovrebbero essere già chiari, ma se ci rimanesse qualche dubbio dovremmo solo continuare a leggere.
Con questa manifestazione s’intende “affermare la sacralità della vita umana e perciò la sua assoluta intangibilità dal concepimento alla morte naturale, senza alcuna eccezione, alcuna condizione, alcun compromesso;
[…] Per questo: chiamiamo a raccolta tutti gli uomini di buona volontà per difendere il diritto alla vita come primo dei principi non negoziabili, iscritti nel cuore e nella ragione di ogni essere umano e – per i cattolici – derivanti anche dalla comune fede in Dio Creatore; esortiamo ogni difensore della vita a reagire, sul piano politico e culturale, contro ogni normativa contraria alla legge naturale, e contro ogni manipolazione mediatica e culturale che la sostenga.”
Già che ci siamo, insomma, è bene chiarire anche che va evitata qualsiasi iniziativa anche sul fine vita (direttive anticipate o, peggio ancora, eutanasia). Non è chiaro il motivo per cui la “natura” potrebbe però essere calpestata tra i due estremi – concepimento e morte – ricorrendo a farmaci o a ospedali, e non è nemmeno chiaro come potremmo definire ciò che è “naturale”. Probabilmente anche questi sono dettagli irrilevanti per i sostenitori della sacralità della vita, e l’intoccabilità vale quando pare a loro, non negli altri casi.

In “Per la Vita, II Marcia nazionale per la Vita”, un libretto che riguarda la passata edizione, si legge: “Da anni in varie città d’Europa e d’America, da Bruxelles a Parigi, da Washington a Toronto, si svolgono delle grandi Marce per la Vita, il cui scopo è difendere pubblicamente il diritto alla vita umana, sin dal suo concepimento, e di rifiutare ogni forma di legalizzazione dell’aborto, senza cedimenti o compromessi”.
Era già immaginabile, ma ecco che viene scritto in modo inequivocabile: il fine è riportare l’aborto all’illegalità – perché di questo si tratta, non potendo illuderci che vietare significhi eliminare l’aborto. Vietare significa renderlo illegale, più pericoloso e ancora più oppresso dalla condanna morale e sociale. Vietare significa immaginare come percorribile la strada delle gravidanze forzate.
Quella stessa condanna dell’aborto porta a santificare chi decide di morire pur di portare avanti una gravidanza – decisione che diventa Modello, come nel caso di Gianna Beretta Molla. Santificata per avere rifiutato di curarsi e di essere morta e la cui figlia, Gianna Emanuela Molla, ha salutato l’avvio della Marcia, “iniziativa nata per affermare che «la vita è un dono indisponibile di Dio» e per dire nuovamente «no alla legge 194», approvata 34 anni fa.”

Nel libretto ci sono alcune foto e alcune testimonianze, come quella di Umberto La Morgia, che scrive: “Dopo aver vissuto questa bellissima marcia mi è sgorgato dal cuore questo piccolo pensiero che desidero condividere con voi come mio grazie: ‘La marcia per la vita: l’unica manifestazione in cui non si rivendicano i propri diritti, ma quelli degli altri. Non si cerca di prevaricare un avversario, ma di difendere il più debole dei deboli. Non si urla il proprio ego, ma si dà voce a chi voce non ha’”.
Non deve aver partecipato a molte manifestazioni, Umberto La Morgia e, ancora una volta, si confondono i piani, e fa comodo farlo. Sfilano i tibetani contro l’aborto forzato – che nulla ha a che vedere con l’interruzione volontaria di gravidanza – e sfila una donna, Irene van der Wende, che ha rimpianto di avere abortito (“I regret my abortion”). L’aspetto bizzarro sta nel voler vietare questa possibilità agli altri, e questo è un nodo retorico potente ma inconsistente. Spesso prende la forma di “io ho sbagliato, voglio impedirti di fare lo stesso errore” e pur di impedirtelo te lo vieto per legge – se consigli, racconti, illustri va pure bene, ma vietarlo per legge? Qui il paternalismo assume delle sembianze spaventose: il divieto e la condanna assoluta.
Si ricorda anche, nonostante la “apoliticità” dell’iniziativa, la partecipazione di “Politici di ogni schieramento […] Maurizio Gasparri, Stefano De Lillo, Sandro Oliveri e Paola Binetti, raccolti attorno al gruppo interparlamentare “Per il valore della vita”; Olimpia Tarzia, con una delegazione del “Movimento PER” e Magdi Cristiano Allam, con una delegazione di “Io amo l’Italia”. In prima fila, l’anno passato, c’era anche il sindaco Gianni Alemanno e la marcia era patrocinata dal Comune. Quest’anno non si sa, forse il sindaco uscente è troppo occupato a fare campagna elettorale per preoccuparsi della vita innocente.