domenica 2 dicembre 2012

Demolire le accuse con l’alibi neurologico


«Costantinopoli» è la parola magica con cui un illusionista fedifrago ordina per telefono a C.W. Briggs/Woody Allen di rubare dei gioielli in La maledizione dello scorpione di giada. Potremmo forse punire C.W. per un furto commesso senza intenzione e senza che se ne rendesse conto? Da tempo la punibilità si basa su questi cardini e abbiamo familiarità con la valutazione della capacità di intendere e di volere come condizione necessaria per la condanna di un imputato. Gli strumenti a nostra disposizione evolvono e oggi neuroimaging e scansioni cerebrali sono entrati nei tribunali, all’inizio timidamente, poi sempre più autorevolmente. E sempre più spesso. Nel discorso d’apertura dell’incontro annuale dell’International Neuroethics Society, svoltosi lo scorso ottobre a New Orleans, Nita Farahany ha ricordato che nel 2011 i giudici hanno menzionato le neuroscienze in almeno 1500 casi. Nel 2007 erano 112 e verosimilmente la stima è inferiore alla realtà.

Il Corriere della Sera, la Lettura #55, 2 dicembre 2012.