lunedì 24 dicembre 2012

Il papa e l’uccellino

È la notizia dell’anno: Joseph Ratzinger, in arte Benedetto XVI, ha inaugurato un account Twitter.

Se non sarà lui in carne e ossa a digitare, lo farà qualcun altro autorizzato da Ratzinger a esprimere pensieri papali in 140 caratteri al massimo. Il 12 dicembre il primo twit: “Cari amici, sono lieto di stare in contatto con voi tramite Twitter. Grazie per la vostra generosa risposta. Vi benedico dal mio cuore”.
Anche prima che ci fosse il primo twit i followers erano centinaia di migliaia - in effetti pochi pensando a quanti nella realtà riconoscono al papa un’autorità religiosa, e soprattutto tenendo a mente che Justin Bieber ne ha quasi 31 milioni e mezzo e Lady Gaga oltre 32 milioni. I followers aumentano di giorno in giorno e si frammentano nei vari profili: it, eu, es, uk - ognuno dei quali segue solo gli altri @Pontifex in un circolo autoreferenziale. Oggi il profilo principale - Pontifex senza estensioni di nazionalità - ne ha poco più di un milione. Gli altri qualche centinaia di migliaia tutti insieme. Ma a parte i numeri, comunque provvisori, l’arrivo di Ratzinger nel mondo virtuale di Twitter qualcosa dà da riflettere. Secondo Whitney Mallet (Follow The Leader, The New Inquiry) è sorprendente che un sistema religioso tanto fondato sul materialismo, un sistema la cui fede si basa sulla credenza che l’ostia sia fisicamente - e non simbolicamente - il corpo di Cristo, sia interessato al virtuale. E potrebbe essere rischioso combinare la santità all’astrazione. Il passato rapporto della Chiesa con la tecnologia e i nuovi media suggerisce che il Web sarà terra di conquista. Non è certo una novità: il Vaticano ha già un sito multilingue - molto old fashioned e con meno traduzioni di Scientology (che il potere lo si veda dal numero delle lingue?), un’applicazione per la confessione - che però vale più come allenamento che come mezzo per l’assoluzione che reresta prerogativa umana - e una indubbia familiarità con la radio, la tv e vari altri mezzi di informazione/evangelizzazione. Il web sembra essere ancora un terreno quasi vergine, o almeno meno usato degli altri media, e un luogo ideale da conquistare. Soprattutto se si tiene conto che l’espansione cattolica è più vitale in Paesi come l’Asia e l’America meridionale, e nelle popolazioni più povere - mentre in Europa è in arresto o in declino. Tablet e pc a basso costo potrebbero essere buoni alleati della diffusione del Verbo. Non è detto però che la gerarchia, su cui il sistema cattolico si regge, non possa esserne scossa profondamente, colpita dal boomerang twitterante in modo imprevisto. Le strade della nemesi virtuale sono infinite. Per ora sembra essere la cautela l’ispirazione del neonato profilo. Nel corso dello stesso 14 dicembre, mentre su Twitter si legge una domanda mite e compatibile con varie credenze religiose (“Qualche suggerimento su quale sia il modo più proficuo per pregare mentre siamo così occupati con il lavoro, la famiglia e il mondo?”), l’Agi riporta una tipica manifestazione di aggressività ratzingeriana (“Unioni gay minacciano la pace. Eutanasia e aborto un pericolo”). In occasione della giornata mondiale della pace il messaggio papale torna su alcuni dei cavalli di battaglia tipicamente cattolici, o addirittura clericali, seppure mascherati da principi razionali e appartenenti alla “natura umana”. Un mistero della fede, probabilmente. Troppo lungo da twittare e troppo importante per essere spezzettato. Appena Pontifex scoprirà google shortener o altri modi analoghi per accorciare i link, il baratro sarà probabilmente colmato. Nel frattempo il Vaticano accoglie Rebecca Kadaga, presidente del parlamento ugandese e fan della legge antigay. ×

I miei oscar 2012: Moonrise Kingdom di Wes Anderson, No di Pablo Larrein, Episodes 2.

Lamette, Il Mucchio di gennaio 2013.

domenica 23 dicembre 2012

Il problema di vivere più a lungo


Negli ultimi 40 anni l’aspettativa di vita delle donne è aumentata di 12 anni, quella degli uomini di 11, ma il prezzo da pagare sembra essere alto: aumentano infatti le patologie mentali e fisiche. È solo uno dei particolari della fotografia che ci offre uno studio pubblicato da pochi giorni sulla rivista «Lancet», il Global Burden of Desease 2010. Un’indagine ciclopica, durata alcuni anni, che ha coinvolto quasi 500 ricercatori e 50 Paesi: il più ambizioso sforzo mai realizzato finora di descrivere le condizioni sanitarie globali. A partire dagli anni Settanta sono di molto diminuiti i decessi causati dalle malattie infettive, così come sono scese la mortalità materna e la malnutrizione. Muoiono molti meno bambini rispetto ad alcuni anni fa. Oggi le maggior parte delle morti nel mondo sono causate da infarto e da patologie cardiache, responsabili di quasi 13 milioni di decessi nel 2010. I principali fattori di rischio sono poi il fumo e l’alcol, particolarmente diffuso nell’Europa occidentale e nell’America latina. A seguire la scarsa attività fisica e l’alimentazione scorretta, correlate a circa 12 milioni e mezzo di morti. Le morti legate all’Aids sono passate dalle 300.000 del 1990 al milione e mezzo del 2010, e malattie per noi ormai quasi sconosciute - come la malaria e la tubercolosi - continuano a uccidere milioni di persone in Paesi lontani dal nostro. Al di là delle medie mondiali, ci sono infatti differenze profonde tra le nazioni più ricche e quelle più povere, tra quelle più avanzate tecnologicamente e quelle più arretrate.

La Lettura #58, domenica 23 dicembre 2012.

lunedì 17 dicembre 2012

Scopri da te chi porta i doni per Natale


Ogni volta che si avvicina dicembre molti bambini pensano a cosa chiedere a Babbo Natale, a meno che non abbiano già scoperto che non esiste e allora rivolgono le loro richieste direttamente ai genitori. Ogni volta che si avvicina dicembre alcuni genitori si domandano se sia meglio dire la verità invece di mantenere la finzione, visto che in genere tendiamo a considerare importante non dire bugie. O almeno così crediamo: infatti non solo raccontiamo che un tizio vestito di rosso se ne va in giro con una slitta trainata dalle renne a distribuire regali, ma mentiamo molto più spesso di quanto pensiamo - anche ai nostri figli. Potremmo cominciare con il dire che quella su Babbo Natale somiglia più a una favola che a una bugia, e che rientrerebbe nel dominio delle bugie bianche, ovvero le bugie buone, quelle raccontate non per ferire o per comodo. Interrogandoci su Babbo Natale, insomma, ci interroghiamo anche sulla natura delle menzogne, sulle ragioni per cui le usiamo e sui loro effetti. Non possiamo poi non tener conto del nostro interlocutore: se è un bambino il suo mondo morale e le sue capacità analitiche si stanno formando, e la risposta cambierà a seconda dell’età e delle circostanze.

La Lettura #57, domenica 16 dicembre.

domenica 2 dicembre 2012

Siamotuttisallusti?




Secondo l’articolo 595 del Codice Penale “chiunque [...] comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032. [...] Se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516”. Il 18 febbraio 2007 esce su “Libero” Il giudice ordina l’aborto. La legge più forte della vita a firma Dreyfus. Il 26 settembre 2012 la Cassazione conferma la condanna della Corte d’Appello per Alessandro Sallusti, allora direttore di “Libero”: 14 mesi di reclusione senza condizionale.
Si scatena un putiferio: dalla campagna e #hashtag “Siamotuttisallusti” alle innumerevoli dichiarazioni scandalizzate e prese di distanza dalla condanna. In pochi partono dall’articolo incriminato, in pochi si fermano a riflettere sul reato di diffamazione e a raccontare cosa è successo tra il 2007 e il 2012, soprattutto i tentativi di risolvere la questione, a cominciare dalla richiesta di una rettifica. L’articolo inizia così: “Una adolescente di Torino è stata costretta [falso] dai genitori a sottomettersi al potere di un ginecologo che, non sappiamo se con una pillola o con qualche attrezzo, le ha estirpato il figlio e l’ha buttato via. Lei proprio non voleva [falso]. Si divincolava [fonti?]. [...] I genitori hanno [...] deciso che il bene della figlia fosse: aborto. [Se fossimo in una puntata di “Law & Order” qualcuno griderebbe “obiezione vostro onore!”]. [...] Un magistrato allora ha ascoltato le parti in causa e ha applicato il diritto - il diritto! - decretando: aborto coattivo [falso]. Ora la piccola madre (si resta madri anche se il figlio è morto) è ricoverata pazza in un ospedale [falso]. Aveva gridato invano: “Se uccidete mio figlio, mi uccido anch’io” [Dreyfus era nel reparto di interruzione di gravidanza? Fonti?]. Qui ora esagero. Ma prima domani di pentirmi, lo scrivo: se ci fosse la pena di morte, e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo e il giudice [ecco, questa è finalmente una opinione].” Nella confusione s’è rischiato di usare l’esagerazione della pena (meglio sarebbe prendersela con il Codice Penale che con chi lo ha applicato) per giustificare la scelta di Dreyfus e l’ok del direttore responsabile a quell’elenco di bugie. Perché qui la questione non è essere contrari all’aborto (opinione) ma avere raccontato il falso, avere descritto la ragazzina come vittima di crudeli carnefici e i genitori in combutta con il giudice per costringerla ad abortire, anzi per stapparle il figlio dai visceri. Sulla diffamazione si potrebbe discutere a lungo: vogliamo considerarlo reato senza vittima, siamo pronti a prenderci tutte le conseguenze? Siamo sicuri che non ci sia una vittima e come potremmo difenderci se qualcuno scrive su un giornale che siamo dei serial killer? Che pensare dell’incitazione all’odio razziale o dell’omofobia? In Italia il primo è reato come crimine d’odio, sulla seconda siamo terribilmente evasivi. Si potrebbe - e dovrebbe - discutere sul tipo di pena e sull’inopportunità del punire l’intemperanza del linguaggio, anche se le critiche si basano su fatti veri. Il carcere non può che apparire spropositato e insensato - ma anche giocare a fare i martiri dopo avere rifiutato qualsiasi rimedio lo è. Prima di decidere cosa pensare è consigliabile leggere almeno Sallusti secondo me di Federica Sgaggio, 23 settembre 2012 e Libertà di diffamazione di Michael Braun, 27 settembre 2012, Internazionale. Così siamo pronti per l’ultima puntata, cioè il cosiddetto SalvaSallusti. È lo stesso Sallusti a commentare il 13 novembre sul suo profilo “Mi sento meno solo. Con la legge approvata dal Senato a San Vittore finiremo in tanti”.

Lamette, Il Mucchio Selvaggio di dicembre.

Demolire le accuse con l’alibi neurologico


«Costantinopoli» è la parola magica con cui un illusionista fedifrago ordina per telefono a C.W. Briggs/Woody Allen di rubare dei gioielli in La maledizione dello scorpione di giada. Potremmo forse punire C.W. per un furto commesso senza intenzione e senza che se ne rendesse conto? Da tempo la punibilità si basa su questi cardini e abbiamo familiarità con la valutazione della capacità di intendere e di volere come condizione necessaria per la condanna di un imputato. Gli strumenti a nostra disposizione evolvono e oggi neuroimaging e scansioni cerebrali sono entrati nei tribunali, all’inizio timidamente, poi sempre più autorevolmente. E sempre più spesso. Nel discorso d’apertura dell’incontro annuale dell’International Neuroethics Society, svoltosi lo scorso ottobre a New Orleans, Nita Farahany ha ricordato che nel 2011 i giudici hanno menzionato le neuroscienze in almeno 1500 casi. Nel 2007 erano 112 e verosimilmente la stima è inferiore alla realtà.

Il Corriere della Sera, la Lettura #55, 2 dicembre 2012.