lunedì 1 ottobre 2012

Domani è un altro giorno (per rimandare)


L’acrasia è un problema filosofico antico. Da Platone ad Aristotele fino ai filosofi, psicologi e neuroscienziati contemporanei, il problema della debolezza della volontà ha stimolato riflessioni e domande ontologiche. Esiste? È una scusa? Quali cause ha? È curabile?

Ognuno di noi l’ha sperimentata: chi infatti non è stato pigro o non ha promesso a se stesso propositi che poi non ha mantenuto? È il “da lunedì” o “dal primo del mese”, poi disatteso per essere riformulato alla prossima occasione o al prossimo rimpianto. È l’eterna “ultima sigaretta”. US. È, naturalmente, “dal prossimo anno”.
Il guaio è che una volta disatteso il primo innocente proposito, la strada della disfatta è irrimediabilmente tracciata e la prossima violazione sarà più facile, quasi indotta o suggerita dal precedente fallimento. “Perché questa volta dovrei farcela?” è il subdolo bisbiglio che accompagna ormai ogni tentativo.
Il contratto tra la parte volenterosa e quella irresoluta di noi viene continuamente riformulato, cambiato, omesso, rinnegato. Come una impalpabile tela di Penelope. Nel frattempo non ci alziamo dal divano o continuiamo a ingozzarci, soprattutto se ci hanno portato a pranzo in un buffet “all you can eat”. È gratis, posso mangiare anche se non ho più fame.
Forse anche il “posso smettere quando mi pare” è una forma allucinatoria di acrasia: potrei farlo, ma non voglio. Se volessi ci riuscirei. Finisce per somigliare a una excusatio non petita o a una dichiarazione di resa. L’oggetto del buon proposito è eterogeneo e in genere viene fissato a degli inizi ritenuti intrinsecamente significativi (oppure si sceglie una data che ha significato per noi), ha il sapore rituale della soglia che deve separare il passato dal futuro, il mio io pigro da quello che esegue quello che si ripromette. “Non sono un cazzaro come al solito” è la speranza sottostante che ci spinge nelle braccia del vincolo.
Tra i buoni propositi c’è senza dubbio l’esercizio fisico: chi non ha mai promesso di mettersi in forma, soprattutto all’avvicinarsi dell’estate, dopo le feste o dopo qualche acciacco fisico? Oggi esiste una applicazione che potrebbe essere nostra alleata: si chiama GymPact e funziona come un personal trainer molto particolare. Si può scommettere su se stessi: se poi non rispetti il tuo impegno paghi, se invece sei disciplinato ottieni un bonus (derivante dai soldi persi dai pigri). Si comincia selezionando il numero dei giorni da destinare alla palestra: la maggior parte delle persone sceglie 3, ma puoi anche cominciare con 1. Se riesci a mantenere il patto puoi guadagnare circa 2 dollari a settimana (si va da 70 centesimi per un giorno, fino a 4,90 per 7 giorni su 7). Poi scegli quanto vuoi pagare per ogni giorno che salti.
Sembra assurdo ma il meccanismo del rinforzo positivo immediato (ed economico) sembra funzionare molto più del beneficio a lunga scadenza. Tutti abbiamo sempre saputo che ci avrebbe fatto bene l’esercizio fisico, eppure...
Clare Allan sul “Guardian” racconta la sua esperienza con i suoi passati tentativi di andare in palestra. Per merito di una gym buddy nell’ultimo anno era riuscita a fare esercizio due o tre volte a settimana per nove mesi. I benefici erano evidenti, e non solo dal punto di vista fisico: l’umore ne aveva giovato, proprio come ti dicono e tu non ci credi mai. Ma poi di colpo aveva smesso. A un certo punto una delle due aveva saltato un giorno, poi un altro e nel giro di poco tempo era diventato così facile non rispettare l’impegno che il patto si sciolse senza nemmeno bisogno di dichiararlo. Cosa sarebbe successo se almeno uno dei due firmatari non avesse mollato? Clare deve averci pensato a lungo, ha comprato anche molti libri che si era proposta di leggere ma che per la maggior parte occupano la libreria inutilizzati. In effetti la letteratura è sterminata e se un pigro cerca una spiegazione o - peggio ancora - una soluzione l’impresa è ardua e contraddittoria. E poi cosa l’ha spinta tornare in palestra? GymPact. È sorpresa, ma così è andata. “Really, it gives you hope for the human race”.