sabato 7 luglio 2012

L’O di Roma


Spesso gli abitanti di una città sono quelli che meno la conoscono. Anche i più turistici degli abitanti, tuttavia, difficilmente si avventurano nelle case altrui o si ostinano a voler attraversare il Tevere. Tommaso Giartosio l’ha fatto in L’O di Roma (Laterza, 2012). In tondo e senza fermarsi mai. Tutto comincia con un’idea onirica: attraversare la città seguendo una circonferenza, una O tracciata su una mappa. Il centro, dove puntare il compasso, corrisponde a piazza Venezia. Esattamente sulla pedana del vigile che sta alla fine di via del Corso, quella pedana che qualche anno fa è stata falciata da una macchina e che ora è stata sostituita da una elettronica a scomparsa. Il percorso passa per strade, parchi, vicoli. Ma non solo: sulla mappa, indifferente alla difficoltà, taglia muri, palazzi, appartamenti, musei, ambasciate. Come si attraversa un muro? Come si convince qualcuno a far entrare un estraneo in casa? Non basta certo una lettera firmata dall’editore: è evidente che l’impresa è difficile e non tanto per il cemento quanto per la burocrazia delle portinerie, delle reception e delle security. Ad ogni modo vale la pena provare per scoprire scorci diversi. Si parte da Monteverde dove ti accorgi meglio di altrove che un quarto degli immobili di Roma è del Vaticano. Di mattina incontri quasi solo filippini e fornitori. Ti rendi conto che in città ci sono immense aree verde, alcune maltrattate e nascoste, altre accessibili e patrimonio degli abitanti.

Lamette, Il Mucchio di luglio.