domenica 1 aprile 2012

Dna, la paura e gli equivoci di un destino scritto nei geni


“Io sono i miei geni?”. “Come dico a mio figlio che sono malato e che rischia di esserlo anche lui?”. “Posso provare a riprodurmi o è più sicuro adottare?”. Sono solo alcune delle domande che potremmo farci se scoprissimo di avere una mutazione genetica correlata a una malattia.
Robert Klitzman, psichiatra e professore alla Columbia University di New York, ha intervistato 64 persone alle prese con una diagnosi genetica di qualche tipo, in un percorso tortuoso tra paura, ansia e fatalismo. Il libro si intitola Am I My Genes?: Confronting Fate and Family Secrets in the Age of Genetic Testing, Oxford University Press, e racconta le reazioni di chi s’è sottoposto a un test genetico.
I test sono sempre più diffusi, economici e “fai da te”. Come sempre i vantaggi si portano dietro alcuni rischi: se alcune informazioni genetiche ci permettono di ampliare la sfera della diagnosi e di individuare precocemente alcune mutazioni genetiche negative quelle stesse informazioni possono essere usate male. L’eventuale uso discriminatorio da parte di datori di lavoro e compagnie assicurative ha portato gli Stati Uniti a promulgare nel 2008 il Genetic Information Nondiscrimination Act.
I rischi non si limitano però all’eventuale abuso di una informazione: come leggiamo un test genetico e cosa ci può dire?

Il Corriere della Sera, la Lettura #20, 1 aprile 2012.