domenica 18 marzo 2012

La ricognizione dei dolori


“Quante lettere son, tanti son chiodi/coi quali Amore il cor gli punge e fiede”. Così Ludovico Ariosto descrive lo strazio amoroso di Orlando per Angelica. Una delusione d’amore o un abbandono può spezzarci il cuore, ci siamo passati tutti.
Conosciamo anche il dolore dell’umiliazione o della vergogna che somiglia a un pugno in pieno volto, e quante volte abbiamo detto e ci siamo sentiti dire “hai ferito i miei sentimenti”?
Non importa quali siano la nostra cultura e le nostre credenze: il dolore emotivo o sociale è un sentimento universale.
Spiegare come sia possibile che una informazione (“il mio amato mi ha lasciato”) ci faccia provare dolore rimane un rompicapo per la filosofia della mente, tuttavia sembra che la sofferenza emotiva e quella fisica condividano le stesse aree cerebrali e gli stessi meccanismi reattivi.
Naomi Eisenberger, del dipartimento di Psicologia della Ucla, l’università californiana di Los Angeles, da molti anni osserva tramite la risonanza magnetica le correlazioni tra la sofferenza fisica e quella sociale.
Nella sua ultima pubblicazione su “Current Directions in Psychological Science”, Eisenberger si sofferma sulla somiglianza tra un cuore infranto e un braccio rotto, collegati agli stessi circuiti neuronali.
Insomma ricorrere alle parole proprie del dolore fisico potrebbe essere non solo una metafora per descrivere e definire i nostri stati d’animo.

Su la Lettura, #18, 18 marzo 2012, Il Corriere della Sera.