martedì 8 novembre 2011

Dr. House

Gregory House è il prototipo del paternalismo. Non c’è puntata in cui, inseguendo la sua ragione, non calpesti i diritti dei pazienti. Come accade nei nostri ospedali quando, ad esempio, i medici obiettori si rifiutano di praticare un’interruzione di gravidanza per problemi di coscienza.

Se non ne ha ancora decretato la morte è indubbio che il paternalismo sia stato ferito al cuore dall’idea dell’autonomia del paziente. Il potere del medico è stato decisamente ridimensionato. Finché i medici avevano il coltello dalla parte del manico la decisione su cosa e come fare era loro, e il margine di discussione era davvero limitato. Oggi è il paziente a stringere quel coltello ed eventualmente a porgerlo al medico, indicandogli i limiti del suo intervento.
È ben immaginabile quanto possa essere faticoso rispettare una scelta che riteniamo sbagliata e dannosa. Anche su questioni non definitive come la morte: la nostra amica che si fidanza sempre con l’uomo “sbagliato” e che vorremmo sbattere al muro; nostra madre che continua a mettersi quel vestito da ventenne che la rende ridicola; il nostro vicino di casa che decide di fare l’ennesima vacanza avventura anche se è allergico a quasi qualsiasi pianta. La tentazione di prenderli per un braccio e imporre loro la scelta giusta è forte. Rafforzata magari dalle conferme passate: i pianti disperati e inconsolabili; l’offesa per una presa in giro; il rimpianto di una permanenza nel deserto. Ma sarebbe giusto cedere al richiamo della imposizione? Quale peso attribuiamo alla libertà? Siamo sicuri di essere in grado di sapere quale sia il bene delle altre persone e che cosa intendiamo per bene?
Non ci è certo negato di consigliare e suggerire, magari ricordando le passate disavventure. O magari possiamo rifiutarci di ascoltare i piagnistei e di consolare gli ostinati. Però obbligarli a fare quello che secondo noi è giusto non rientra tra le opzioni moralmente ammissibili. A meno che non abbiamo a che fare con persone non in grado di badare a se stesse in senso forte oppure di persone che rappresentano un pericolo per gli altri: penso a chi ha contratto una malattia infettiva o a chi guida dopo essersi scolato una bottiglia di ruhm. Le condizioni per sottoporre qualcuno a un trattamento sanitario obbligatorio sono rigide e riguardano quadri clinici gravi.

Che c’entra il dottor House? Gregory House è arrogante, a volte insopportabile, poco interessato alle volontà dei suoi pazienti, considerati inferiori. Gregory House non è tanto interessato a loro, quanto alla genialità delle sue ipotesi diagnostiche. E per dimostrare che ha sempre ragione calpesta qualsiasi diritto si ritrova tra i piedi. Il più breve e significativo scambio di battute al riguardo avviene tra uno studente di medicina e House. Dice il primo su un caso clinico discusso a scopi didattici: “The patient’s an idiot”. Risponde House: “They usually are”.

Su Il Mucchio Selvaggio di novembre.