domenica 25 settembre 2011

Tano D’Amico

“La prima gita dei ricoverati del Santa Maria della Pietà”, 1978

“Pensando a quella foto vorrei rendere omaggio a quelli che hanno reso possibile quella apertura. Prima ancora che ai parlamentari e ai sostenitori della legge Basaglia, penso ai ragazzini delle scuole di Roma nord che andavano a parlare con i ricoverati attraverso la rete che limitava il Santa Maria della Pietà. Il cortile della scuola confinava infatti con il cortile del manicomio, e attraverso quella rete si scambiavano doni e oggetti. I ricoverati portavano la frutta coltivata da loro e la scambiavano con caramelle e sigarette.
Certi muri possono crollare fisicamente quando sono crollati nell’animo delle persone, e quei ragazzini hanno contribuito a erodere quel muro tra pazzi e normali.
Quella foto l’ho scattata la prima volta che sono usciti in città. Non c’è stato un giorno preciso in cui hanno aperto i cancelli, è stata una apertura graduale - durante le feste e le assemblee si poteva entrare e partecipare, e io ci andavo spesso. Quel giorno era il primo giorno di libertà. Quei due hanno voluto quel ritratto. Non avrei fatto una foto così, con quell’obiettivo - un 28 mm che non va bene per i ritratti, è troppo grandangolo - e controluce. Ma non avrei potuto rimandare. Se avessi detto “cambio obiettivo e voi spostatevi”, avrei rischiato di essere percepito come qualcuno che la stava tirando per le lunghe. Sono loro gli autori di quella immagine, le braccia sono più grosse di quanto dovrebbero, sembrano grandi gomene di navi che li legano l’uno all’altra. Non volevo tirare per le lunghe, come tanti avevano già fatto con loro”.

Su Il Mucchio Selvaggio di ottobre.