venerdì 15 luglio 2011

Biotestamento, io dico no al referendum


In queste settimane di accese discussioni (vedi Galileo: Perché la legge sul biotestamento è brutta e arrogante) sulle direttive anticipate c’è chi propone il referendum come rimedio alla violazione della nostra libertà compiuta dall’intrusivo disegno di legge prossimo all’approvazione.

Questa proposta potrebbe sembrare di primo acchito una soluzione, senz’altro in extremis ma pur sempre una soluzione. E invece rischia di costituire un ulteriore passo verso il baratro della violazione di un principio cardine di ogni Stato liberale: esiste una sfera privata e individuale in cui nessuno può permettersi di entrare. Quella sfera è la nostra libertà, intesa come assenza di interventi esterni, intesa come assenza di coercizione legale. Certo, si dirà, una volta approvata una legge liberticida, come potremmo difenderci? Affermare che non si sarebbe dovuti arrivare a questo punto non cambierebbe il panorama. Probabilmente però sarebbe preferibile l’intervento della Corte Costituzionale, proprio come accaduto per la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita (vedi Galileo: Eterologa: un’altra ordinanza alla Corte Costituzionale), come estrema difesa e come mezzo per riaffermare quanto è stato messo in discussione. Nemmeno la Corte Costituzionale sarebbe una risposta ideale, ma forse sarebbe meno rischiosa.

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