lunedì 11 luglio 2011

A 30 anni dal debutto dell’AIDS

Sono passati oltre 30 anni dal debutto dell’Aids. Era l’inizio di giugno del 1986: il Morbidity and Mortality Weekly Report riportava il caso di 5 uomini omosessuali con una patologia mai vista prima. Sarebbe impossibile anche solo provare a raccontare quel debutto e le sue conseguenze, sia fattuali che emotive. Impossibile offrire un resoconto delle tante persone colpite direttamente dal virus e dall’etichetta di “appestato” e di quelle che hanno visto amici, figli, partner ammalarsi e morire; degli articoli scritti, delle leggi proposte e approvate, della confusione e della paura, degli avanzamenti medici.

Quella patologia avrebbe stravolto per sempre i rapporti tra le persone e la vita di milioni di individui – questo lo si era capito fin dall’inizio. Oggi lo scenario è molto cambiato da quegli anni ’80, soprattutto nei Paesi e nei contesti in cui l’accesso alle informazioni e alle terapie è più facile e diffuso.

Quindici anni fa è stata introdotta la terapia antiretrovirale e oggi molte persone affette da Hiv possono condurre una esistenza non abissalmente diversa da quella senza virus. A questo proposito è significativa la posizione della legge 40/2004 sulle tecniche di riproduzione artificiale: la legge italiana ha escluso e discriminato quanti sono affetti da Hiv imponendo come condizione necessaria la sterilità (non sono i soli a essere discriminati, ma in compagnia di quanti soffrono di una patologia genetica o virale). Poi le linee guida del 2008 hanno concesso un piccolo spiraglio: in una coppia in cui l’uomo è affetto da Hiv si può fare ricorso alle tecniche. Nulla si dice per le coppie in cui sia la donna a soffrire della patologia. Fin da qui possiamo farci una idea di come l’Italia abbia a cuore alcuni cittadini (dovrebbe essere superfluo ma è bene esplicitarlo: le tecniche proteggono il partner e il nascituro dal rischio di contagio). La tecnologia avanza e offre soluzioni, la legge e l’arroganza costringono le persone a vivere peggio di quanto potrebbero.

Nonostante gli avanzamenti medici non mancano, naturalmente, le difficoltà. Tra le difficoltà vi è senz’altro l’ignoranza e la visione resistente dell’Hiv come una forma di pestilenza moralizzatrice, appesantita cioè dall’idea della responsabilità. Te la sei cercata, di cosa ti lamenti?

iMille, 11 luglio 2011.