martedì 22 febbraio 2011

Berlinguer

Quando c’era maestrale fortissimo, Enrico arrivava e cominciava a dire: “C’è un bel maestrale, e guarda che bel mare...”. E io: “Ho capito vuoi uscire”. Quelle fotografie sono state scattate con maestrale e mare forza 9. I pescatori, quando siamo rientrati, ci hanno detto: “Gesù bambino doveva essere bagnante”. Secondo loro ci proteggeva.

[...]

Dopo il gozzo ho comprato un Hobbie Cat 16 che era una bomba. Il gozzo andava a 6 nodi, il catamarano faceva 20! Quasi come un motoscafo. Quando l’ha visto, Enrico mi ha subito chiesto di uscire.
Eravamo sulla spiaggia di Tonnara, c’era un bel vento di libeccio. Enrico, come sempre, era circondato da guardie del corpo: c’erano quelle del questore di Sassari, quelle della Digos e quelle del partito. “Onorevole, quando torna?”. “Dipende dal vento”. Noi siamo partiti a razzo verso Porto Torres, mentre la scorta passeggiava nervosamente sulla spiaggia, lunga circa 12 chilometri e deserta. A bordo del catamarano bianco e giallo sfrecciavamo in silenzio terrorizzando aironi e cormorani.
L’Hobbie ce l’ho avuto per molti anni, poi si è sfasciato dopo la morte di Enrico.

Su Il Mucchio Selvaggio di marzo.

lunedì 21 febbraio 2011

Il Mucchio Selvaggio

Tra qualche giorno in edicola il numero di marzo.
Andrea Saba racconta Enrico Berlinguer e Sergio Lariccia parla della Costituzione italiana.

venerdì 4 febbraio 2011

20 milioni di euro

Strawberry fish by Einan.

L’innovazione, come la tradizione, non è di per sé moralmente connotata. Significa solo che qualcosa di nuovo è stato scoperto, inventato o reso disponibile per un qualche uso.
C’è innovazione e innovazione, proprio come c’è tradizione e tradizione: alcune sono moralmente ripugnanti, alcune sono ammissibili. Il fatto di essere in un certo modo da tanto tempo o da oggi non ci permette di inferire nulla sullo spessore morale.
Senza dubbio l’innovazione ha un legame forte con la ricerca scientifica. E qui arriviamo a un nodo doloroso. Perché negli ultimi anni, sempre più brutalmente, abbiamo assistito a tagli impietosi dei fondi destinati alla ricerca. Abbiamo assistito agli appelli più accorati, sguaiatamente ipocriti, e alle giustificazioni più strappalacrime: questo sacrificio sarebbe necessario per il bene del Paese, un po’ come quando si chiedeva di consegnare le fedi d’oro in tempo di guerra.
Ed ecco che 20 milioni di euro, più il medievale Castello dei Monteroni riportato a nuovo, vengono promessi a un progetto che di scientifico ha solo l’apparenza per quanti sono in grado di vedere.
È difficile dire se a impressionare di più siano i 20 milioni di euro stanziati o le immagini della conferenza stampa durante la quale la Fondazione dei diritti genetici annuncia la neonata avventura. Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Nichi Vendola, governatore della Regione Puglia, Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia, Enzo Paliotta, sindaco di Ladispoli. Nel programma era atteso anche Gianni Alemanno, sindaco di Roma.
O i sostenitori istituzionali della iniziativa: “Per la realizzazione del progetto è stato firmato un protocollo d’intesa tra la Fondazione diritti genetici, i ministeri per i Beni Culturali, Istruzione, Università e Ricerca, Ambiente, Politiche Agricole, Sviluppo Economico, Affari Esteri, Politiche europee, la presidenza del Consiglio del Consiglio dei ministri, le Regioni Lazio e Puglia e il Comune di Roma”.
I presenti sono entusiasti ma forse hanno saltato tutte le lezioni di biologia e non hanno mai avuto la curiosità né il senso del dovere di informarsi.
E non sono intervenuti come singoli cittadini, ma come rappresentanti istituzionali, e si sono accordati per stanziare venti milioni di euro a beneficio della fondazione dei diritti genetici. Tutti d’accordo in una bucolica armonia in cui le appartenenze non contano più, ma prevale il pregiudizio. Tutti d’accordo nel ricoprire d’oro qualche cortigiano mentre gli altri consegnano le fedi.

Continua su iMille, 4 febbraio 2011.