giovedì 23 dicembre 2010

In guerra

Cominciamo dalla guerra in senso letterale: ti sei mai sentita invadente nell’infilarti nelle vite altrui e nel loro dolore?
Qualche volta sì, ma quello che ti trovi davanti - soprattutto nelle situazioni più violente - sono persone che hanno voglia di raccontare cosa è successo loro e come vivono. Anche le donne che hanno subito atroci violenze, come le afghane o le pakistane, mi hanno sempre detto “scrivi la nostra storia nella speranza che non accada ad altre”.
Ho sempre rispettato, ovviamente, chiunque non volesse raccontare, ma non mi è quasi mai accaduto. Hanno sempre voluto parlarmi: dalla prostituta alla ragazzina che si è finta uomo durante il regime talebano per mantenere la sua famiglia.
Sono andata nel centro antiviolenza di Peshawar per raccogliere 2 o 3 storie. Tutte le donne presenti mi hanno voluto raccontare. Il fatto che ci fosse qualcuno che le avrebbe ascoltate dava loro un po’ di conforto. Donne umiliate, picchiate, terrorizzate, sopraffatte dalla sofferenza. Le ho ascoltate fino a sera inoltrata. Io sono uscita devastata.

Su Il Mucchio Selvaggio di gennaio.