giovedì 25 novembre 2010

Ogm e scienza


Dario Bressanini è docente di chimica presso il dipartimento di scienze chimiche e ambientali dell’università dell’Insubria, a Como.
Appassionato divulgatore scientifico, ama i Beatles, Bach e la buona cucina. Nel suo blog Scienza in cucina e nel suo ultimo libro di Pane e bugie (2010, Chiarelettere) combatte i luoghi comuni che affliggono la scienza e gli OGM.

Prima di tutto, ci puoi spiegare cosa sono gli organismi geneticamente modificati (OGM)?
La definizione di OGM è legale, non scientifica perché non sono una specie biologicamente a parte. Si usa solo in Europa, mentre negli Stati Uniti si parla di genetically engineered organisms. La legislazione europea chiama OGM quegli organismi nel cui genoma sono stati inseriti uno o più geni utilizzando la tecnica del DNA ricombinante, che permette selettivamente di scegliere quali geni spostare. La definizione di OGM si basa quindi non sul risultato finale o sulle proprietà, ma su come è stato ottenuto. Da sempre l’agricoltura è una storia di trasferimento di geni: incroci e selezioni che hanno modificato le piante, con mutazioni che si fanno ancora oggi. Molte piante che mangiamo sono modificate geneticamente, ma con altre tecniche, e non vengono chiamate OGM anche se biologicamente lo sono.
Negli anni ’70 si usava l’irradiamento nucleare: spari a casaccio per vedere l’effetto che fa e ogni tanto salta fuori una modifica genetica che fa comodo, per esempio l’altezza del grano. Un tempo ci si poteva nascondere in un campo di grano, oggi le piante sono molto più basse e nessun amante può più nascondersi. L’energia della pianta serve per farla diventare più produttiva, non sprecando nulla in altezza.

A che servono? Che vantaggio ne possiamo trarre?
Per migliorare le piante. Quando fai un incrocio standard tra padre e madre, i figli avranno il 50% dei geni da ciascun genitore. Hai un pomodoro apprezzato dai consumatori e saporito. In più vuoi renderlo resistente alla siccità o all’attacco degli insetti. Con le tecniche tradizionali puoi incrociarlo con una pianta che resiste, ma non ottieni il risultato pomodoro 1 + le proprietà desiderate che vuoi aggiungere. Rischi di perdere le caratteristiche positive di 1. Utilizzando le tecniche del DNA ricombinante puoi scegliere le caratteristiche che vuoi aggiungere e scartare quelle che non ti interessano: magari resiste a una malattia ma ha un cattivo sapore o è brutto. Puoi trovare dei geni da specie affini: per esempio Silverio Sansavini ha trovato una varietà di mela selvatica brutta ma resistente a una malattia, ha preso questi geni e li ha inseriti in una royal gala. Esiste già questa mela! Non deve essere trattata con pesticidi. Siccome i geni li puoi trasferire solo così, altrimenti perdi le caratteristiche buone della gala, questa mela è bollata come OGM e trattata come una bomba biologica: è una fuori legge. La gala che mangiamo oggi ha subito molti trattamenti, così come le mele biologiche.
A volte i geni che ti servono li trovi in un’altra specie: penso al golden rice. Il beta carotene non lo trovi in un’altra specie di riso, ma nel mais. La gente ha paura dei trasferimenti tra specie perché si è inconsciamente creazionisti, si vedono le specie a compartimenti stagni. Ma il DNA è DNA, non fa differenza di specie. Gli incroci tra specie diverse accadono anche casualmente, anche se rarissimamente. Noi riusciamo a farlo in modo mirato. La paura viene principalmente da idee ingenue.

Come ingenua è l’idea della natura o del biologico come garante di genuino?
La santificazione della natura è un fenomeno moderno. Quando le persone vivevano davvero a contatto con la natura ne avevano paura: sapevano che portava disastri e malattie. Il latte veniva bollito, si sapeva che crudo era dannoso. Con l’urbanizzazione e la scomparsa del contatto tra uomo e natura vera è comparsa una idea arcadica. Su questo si è innestato il marketing, che ti vende l’idea che un tempo era tutto armonico e perfetto. Vendi di più e a più soldi: il biologico costa quasi il doppio del non biologico. Il marketing sfrutta anche la paura della chimica, legata ad alcuni disastri industriali che non c’entrano però nulla con quanto mangiamo. È passata l’idea che l’intervento umano sia dannoso. Si è inventato un passato mitologico, in cui frutta e verdura crescevano spontaneamente. Non c’è alcun motivo scientifico per pensare che le piante lasciate a se stesse siano più sane. Anzi. Se non le proteggi dagli attacchi degli insetti producono “insetticidi naturali” - i veleni più potenti sono naturali! Eppure c’è un fiorire di cosmetica e shampoo naturali, ti fai il sapone da solo come lo faceva la nonna. E la soda fa dei danni! Qualcuno finisce in ospedale. Come chi si fa le lozioni solari con il lattice del fico: è naturale, quindi fa bene! Invece finisci all’ospedale con una naturalissima ustione...

Non è bizzarro che il principio di precauzione, onnipresente e vacuo, sia invocato quasi solo per gli OGM?
È un principio politico di gestione del rischio di fronte all’opinione pubblica. La vulgata classica è: se non siamo sicuri che x sia sicuro al 100% non possiamo mangiarlo o coltivarlo. Sembra buon senso, ma non lo è. Non esiste il rischio zero, ma una sua valutazione che si può fare considerando anche i benefici e le alternative. Un esempio: la mortalità del parto cesareo è inferiore a quello naturale. Non è zero, non può essere zero. Si dovrebbe vietare il cesareo perché non è a rischio zero? La fragola non GM contiene allergeni e ogni anno qualcuno finisce in ospedale con uno shock anafilattico. Per il principio di precauzione la dovremmo vietare perché addirittura siamo sicuri che ci sono rischi. È un principio strumentale, lo si tira in ballo spesso a sproposito. La legislazione è più complicata e richiede la misurazione e la quantificazione dei rischi.

Esiste qualche ragione o dimostrazione che gli OGM sono tossici e ci fanno male?
No. Anche perché non puoi trattarli come organismi a parte. Bisogna controllarli caso per caso: nulla in comune tra un OGM e l’altro. Quelli attualmente approvati hanno subito controlli rigidi che li rendono almeno altrettanto sicuri dei non modificati. Alcuni si è dimostrato che hanno benefici e qualità superiore. Il mais GM per esempio contiene meno microtossine di quello non modificato. Il mais non GM viene attaccato dagli insetti che si scavano gallerie, l’insetticida all’interno non arriva. In queste caverne si sviluppano dei funghi che producono delle tossine, le fumonisine, che sono sostanze pericolose, responsabili, in grandi quantità, della spina bifida o altri problemi per i nascituri. Nel mais GM, resistendo agli insetti, ci sono molte meno muffe e tossine. Dal punto di vista sanitario è meglio.
Fino a qualche anno fa buona parte della produzione italiana di mais biologico e convenzionale era fuori legge per questo motivo. Finché un parlamentare verde ha alzato i livelli burocratici di sicurezza! E ogni tanto il nostro mais viene messo sotto osservazione perché i livelli tollerati dagli altri Paesi sono più bassi.
Anche l’idea che possano contaminare le colture tradizionali circostanti è ingenua: “se coltivi un campo di mais GM come convive con le colture biologiche? Poi le infetta”. C’è questa concezione dell’OGM come virus che modifica le altre colture. Ma una pianta è un pianta. Il mais si impollina con altro mais, non con cipolle o pomodori.

Mi parli della fragola-pesce?
È una leggenda, non è mai esistita. Non si sa chi è il padre, ho provato a cercarlo ma non c’è alcuna traccia. È comparsa dal nulla, come i coccodrilli nei water. È un cavallo di battaglia dell’immaginario anti OGM. È uno spauracchio emotivo, nessuno parla della mela di Sansavini, perché non colpisce e non spaventa. Il bersaglio della letteratura anti OGM e anti scienza è il lato emotivo e non quello razionale.  Penso anche al pomodoro con dentro un feto umano. Sono tutte campagne emotive per spegnere il cervello: “ragiona con la pancia e non chiederti le ragioni”.
Un altro classico è l’argomento dell’omino di paglia: si costruisce una posizione falsa o estremizzata degli avversari per ridicolizzarla. Nessun OGM attuale serve per aumentare le rese agricole o per risolvere la fame del mondo. Si spera che possa accadere in futuro, ma oggi nessuno scienziato sensato dice questo. Gli oppositori hanno inventato questa pretesa per criticarla: “non è vero che possono risolvere la fame del mondo, quindi noi abbiamo ragione”.
Gli OGM in circolazione servono contro gli insetti e per usare meno insetticidi, o per facilitare la vita degli agricoltori con i diserbanti. Nessuna utopia salvifica. Al più gli OGM sarebbero inutili, non dannosi, e perché li vieti? Saranno affari dell’agricoltore e del consumatore in caso. L’importante è che siano sicuri per l’ambiente e per la salute umana. Questo è ciò che andrebbe dimostrato per condannarli e per vietarli.

Su Il Mucchio Selvaggio di dicembre.