venerdì 2 aprile 2010

Pensiero critico antidoto contro i ciarlatani

“Il problema non è l’avvelenamento in sé, ma il fatto che non lo si veda, e non si capisca dove sia il veleno ossia l’errore strategico, l’opportunità ideologica, l’interesse”. Questa frase potrebbe essere considerata il cuore di un libro di vera e propria resistenza democratica: “Verità avvelenata. Buoni e cattivi argomenti nel dibattito pubblico” di Franca D’Agostini (2010, Bollati Boringhieri). La verità ha sempre avuto vita difficile nella sfera pubblica e la degenerazione del dibattito democratico è una storia antica: esistono strumenti per difendersi? Anche la risposta non è una gran novità, ma è spesso disattesa e consiste nel saper distinguere i buoni argomenti da quelli cattivi. Le fallacie in agguato sono molto numerose e possono annidarsi nelle premesse di un argomento o in una inferenza, possono essere compiute in buona fede o per ingannare intenzionalmente. In ogni caso l’unico antidoto consiste nell’essere in grado di riconoscere e di difendersi dal veleno. Perché di questo veleno forse non si muore, ma i suoi effetti sono devastanti: rinuncia al pensiero critico e al controllo di ciò che ci viene proposto magari nel nostro interesse, ma che invece finirà per rovinarci. In tal modo chiunque abbia carisma o potere avrà campo libero se gli uditori ascoltano inermi, sia questi un capo di Stato o un venditore televisivo di tesori inestimabili – venduti a un prezzo eccezionale solo per noi.

DNews, 2 aprile 2010.