lunedì 15 giugno 2009

E con il Roma Pride torna la questione dei diritti mutilati



A qualche ora dalla conclusione del Pride romano è forse possibile riflettere su alcune questioni.
La più importante è sul senso attuale e indigeno dei Pride, soprattutto alla luce delle oziose polemiche che la ricorrenza suscita e delle difficoltà incontrate per avere il percorso. A pochi giorni dal Roma Pride, infatti, non era ancora stato indicato ufficialmente da dove si sarebbe partiti e dove si sarebbe arrivati. Tanto per dirne una.
Si diceva il senso. Sebbene eterogeneo e complesso, oggi in Italia è innegabile che sia rappresentato dalla denuncia delle ingiustizie esistenti e dalla richiesta di reale parità e uguaglianza per i cittadini GLBTQ. Dal ribadire che non possono esistere disuguaglianze in base all'orientamento sessuale di qualcuno proprio come non dovrebbero esistere per il colore della pelle, le nostre credenze, la nostra opinione politica. A meno che non vi sia un danno per qualcuno. L'orientamento sessuale non costituisce intrinsecamente un danno per nessuno, perciò non esiste una ragione che non sia pretestuosa per mantenere una situazione giuridica e culturale asimmetrica: chi è eterosessuale gode di tutti i diritti civili; chi invece non lo è, riceve diritti mutilati.
La battaglia deve svolgersi su questi due fronti, culturale e giuridico, difficile dire in che ordine temporale e di importanza. In che misura è la cultura a “imporre” una legge? O è la legge che avvia il cambiamento culturale necessario? Forse è un processo talmente intrecciato da rendere insensate queste domande, ma è indubitabile che la conoscenza sia una condizione necessaria per avviarlo: e allora i detrattori e i critici farebbero bene a conoscere le radici storiche dei Pride, il loro significato, gli orrori, passati e presenti, cui si oppongono; farebbero bene poi a conoscere il peso psichico della discriminazione e combatterlo finalmente, invece di esserne complici. In prima linea (quella della complicità) i nostri politici.
E se qualcuno si scandalizza per un culo scoperto o una provocazione festosa, ha tutta la nostra comprensione: deve già essere tanto difficile campare in un Paese come il nostro per un animo impressionabile!

(DNews, 15 giugno 2009)