mercoledì 17 dicembre 2008

Caso Englaro: Sacconi… di materiale non identificato

Ieri su repubblica.it, Eluana, interviene il ministero. “Vietato interrompere la nutrizione”, si leggeva:
“Interrompere nutrizione e idratazione delle persone in stato vegetativo persistente non è legale per le strutture pubbliche e private del servizio sanitario nazionale. E’ quanto stabilisce un atto di indirizzo che il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali ha inviato alle regioni sulla base di alcune indicazioni precedenti, tra cui quella del comitato nazionale per la bioetica e l’articolo 25 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità dell’Onu. L’atto, firmato dal ministro Sacconi, di fatto renderà illegale per qualsiasi struttura pubblica e privata sul territorio nazionale l’adempimento della volontà della famiglia Englaro, e cioè il distacco del sondino che alimenta e idrata la giovane, in stato vegetativo da 16 anni”. Oggi è stato integrato anche dal commento di Carlo Alberto Defanti, neurologo e medico di Eluana da molti anni: “Mi lascia letteralmente esterrefatto. [In base a questo atto] non si fa quel che bisognerebbe fare: applicare una sentenza del tribunale della Repubblica Italiana”.

CITAZIONI SCONOSCIUTE - Ed esterrefatti siamo anche noi di fronte a questo gesto di Sacconi, spalleggiato dai sottosegretari Martini e Roccella. Un gesto di strafottenza rispetto ad una sentenza della Corte Costituzionale, di crudeltà (come lo ha definito Demetrio Neri) e di sprezzo verso i meccanismi di una democrazia. Sacconi ha la pretesa di decidere cosa sia legale e cosa no, in barba a sentenze o a (mancati) interventi parlamentari. Fregandosene del diritto di non subire trattamenti sanitari e della libertà di autodeterminazione (in questo caso complicati dalla assenza di coscienza di Eluana Englaro, ma non cancellati). Ed è anche un gesto ridicolo: non sapendo a cosa attaccarsi, Sacconi tira in ballo un parere del Comitato Nazionale per la Bioetica e la Convenzione dell’Onu sui diritti delle persone affette da disabilità. Sacconi però dimentica alcuni dettagli rilevanti. I pareri del CNB non hanno alcun valore legale. Se avesse perso tempo a (ri)leggere i compiti del CNB non sarebbe caduto in questo errore tanto sciocco.

(Continua su Giornalettismo).

giovedì 11 dicembre 2008

Testamento biologico una norma che vuole ristabilire la libertà

Il testamento biologico è ormai diventato familiare per i cittadini italiani. E questo è senza dubbio positivo.
Meno positivo è quanto accade – o meglio, non accade – in Parlamento. La discussione sulla legge, infatti, è arenata da anni in meandri paternalistici, imbrigliata da troppi disegni di legge, molti dei quali non sono che una caricatura di quello che una legge sul testamento biologico dovrebbe essere: una estensione della nostra libertà di autodeterminazione. Decidere se e come curarci. Deciderlo, quando siamo ancora in grado di intendere e di volere, per un futuro in cui potremmo non esserlo a causa di un incidente o dell’aggravamento di una malattia.
È importante ricordare che la libertà di decidere sui trattamenti sanitari è sancita dalla nostra Costituzione ed è l’anima del consenso informato: la decisione ultima, in un rapporto tra il medico e il paziente che si augura il più possibile di complicità, spetta al paziente. Nessuno può obbligarci, nemmeno per il “nostro bene”, a sottoporci ad un qualche trattamento.
Tutto questo è sintetizzato dall’appello lanciato all’inizio di dicembre da Ignazio Marino: “Rispettiamo l’Articolo 32 della Costituzione”.
Marino, firmatario di un ottimo disegno di legge sul testamento biologico, rivendica “l’indipendenza dei cittadini nella scelta delle terapie” come un diritto fondamentale di tutti i cittadini, sia per chi può “parlare e decidere [che] per chi ha perso l’integrità intellettiva e non può più comunicare, ma ha lasciato precise indicazioni sulle proprie volontà”.
Questo dovrebbe garantire una legge sul testamento biologico: che il diritto alla salute non si trasformi in un dovere, in un obbligo “terapeutico”.
Quando la libera scelta è garantita, ognuno può seguire le proprie preferenze. Compresa quella di non scegliere, di non redigere un testamento biologico.
In caso contrario diventeremmo schiavi del volere altrui.
I cittadini l’hanno capito: nel giro di poche ore erano migliaia le firme a sostegno dell’appello di Marino. Oggi sono quasi 25.000.
Speriamo che anche i loro rappresentanti siano in grado di comprenderlo e di rispettare le volontà di chi li ha eletti.

mercoledì 10 dicembre 2008

Un nuovo contratto per tutti (Tito Boeri e Pietro Garibaldi)

Nel loro ultimo libro, Tito Boeri e Pietro Garibaldi affrontano molti aspetti dolorosi ma fondamentali del mercato del lavoro: il precariato, la recessione, le disparità, l’inattività dello Stato.

Gli argomenti dolorosi nel libro di Tito Boeri e Pietro Garibaldi, Un nuovo contratto per tutti (Chiarelettere, 2008, Milano) sono davvero molti: dai giovani al precariato (oltre ai numeri del precariato bisogna considerare l’evoluzione del fenomeno), dalla scelta obbligata per moltissime donne tra l’essere madre o lavoratrice al divario tra le Italie. Argomenti che rischiano di diventare tormentoni senza soluzione. Ripetuti come una cantilena alla quale si finisce per adattarsi – proprio come le “emergenze” che durano decenni. Boeri e Garibaldi disegnano una spietata analisi delle magagne italiane, ma indicano anche alcune proposte di soluzione. Un paragrafo si intitola, significativamente, “tasse svedesi, stipendi greci”: gli ingredienti principali di questo ossimoro tutto italiano sono la bassa crescita della produttività e lo scarso investimento su ricerca, innovazione e capitale umano.

AMMORTIZZATORI SOCIALI - “Il nostro Paese sta entrando in una recessione. Sono periodi in cui vengono distrutti molti posti di lavoro. Soprattutto tra chi ha contratti temporanei, dato che non costa nulla al datore di lavoro non rinnovarli alla scadenza. In queste condizioni ci vogliono buoni ammortizzatori sociali e buoni servizi di collocamento che facilitino il compito di chi cerca un impiego alternativo. Sedici anni dopo l’ultima grave recessione, stiamo arrivando a questa crisi una volta di più impreparati. E stranamente il governo pensa a come dare più soldi all’industria dell’auto piuttosto che a riformare ammortizzatori sociali e collocamento”. E quando il lavoro non c’è servirebbe una rete di ammortizzatori sociali. Ma “da noi gli ammortizzatori sociali esistono solo per chi ha santi in paradiso”, si legge nel libro. E, verrebbe da aggiungere, chi ha i santi in paradiso o in terra non ha bisogno di ammortizzatori, o ne ha molto menobisogno di chi non ne ha. Questi disoccupati maltrattati e ignorati sono poi gli stessi precari… Qualche numero chiarisce la situazione anomala dell’Italia: in Francia il 75% dei disoccupati percepisce un qualche sussidio; in Germania si arriva all’80 e nei Paesi scandinavi al 90. In Italia si fatica a raggiungere il 20%.

CORSIE PREFERENZIALI - “Esistono trattamenti molto diversi concessi alle diverse categorie di disoccupati. Ci sono disoccupati di serie A e disoccupati di serie B. Conta il loro peso contrattuale. Ed è il Governo a decidere con chi essere più o meno generoso in base a calcoli di convenienza elettorale. Ogni volta che si profila la crisi di una grande impresa, vengono introdotti ammortizzatori sociali ad-hoc spesso varando nuove leggi. Pensiamo al caso Alitalia. Il Governo ha varato un provvedimento ad hoc garantendo ai lavoratori di Alitalia in esubero un sostegno al reddito per 7 anni, quando i sussidi ordinari didisoccupazione durano mediamente 6 mesi. I dettagli del provvedimento non si conoscono ancora, ma i costi potrebbero essere superiori a 1,5 miliardi di euro, tremila miliardi delle vecchie lire. Cifre da rabbrividire. A carico del contribuente”. Situazione ben paradossale: il sistema degli ammortizzatori sociali italiano, insomma, prevede una corsia preferenziale per i grandi rispetto ai piccoli, protegge molto più gli occupati stabili, già ipertutelati contro il licenziamento; i veri bisognosi, cioè i lavoratori a tempo o i parasubordinati, sono quasi abbandonati al loro destino. Si invocano sempre i tagli necessari e la scarsità di risorse economiche dello Stato: secondo Boeri e Garibaldi sono invece pretesti, scuse per non avviare una riforma seria sul lavoro.

IL COLLOCAMENTO - Il nostro Paese non ha neanche servizi pubblici che facilitino l’incontro fra domanda e offerta di lavoro. Anche di questo sono anni che se ne parla. E da anni non cambia niente. Altro esempio: “Fin quando le retribuzioni saranno principalmente legate all’anzianità aziendale, anziché alla produttività, ogni cambiamento di lavoro comporterà una perdita di reddito”. Il tempo non sembra poter essere il criterio fondamentale per valutare la “qualità” del lavoro e la performance del singolo lavoratore e dell’azienda. Fino al 1997 il collocamento è stato interamente pubblico ed ha funzionato malissimo. Poi è stato istituito il “Sistema informativo lavoro”. “Questo “Sil” – continua Boeri – doveva essere il collegamento in rete di chiunque svolga servizi di collocamento, pubblico e privato, con obbligo di comunicazione di tutte le informazioni su domanda e offerta in tempo reale. Questa norma non è mai stata attuata. Oggi gli impiegati del collocamento pubblico svolgono soprattutto mansioni burocratiche e di certificazione: sono assolutamente inadatti a trovare un lavoro ai disoccupati”.

SCARSI RISULTATI - I risultati non sono incoraggianti. “Il sito della borsa lavoro spesso è inattivo. Quando si riesce ad entrarci si scopre che riporta 1 posto vacante in Abruzzo, 0 in Basilicata, 0 in Calabria, 7 in Campania, 5 in Sicilia… come faranno i milioni di disoccupati di quelle regioni a trovare un lavoro? In tutta Italia sono state raccolte dalla borsa lavoro solo 1794 proposte di lavoro. Se si leggono gli annunci si scopre le candidature andavano presentate tra giugno e luglio 2007 e che il periodo di lavoro previsto era settembre 2007. Insomma quegli irrisori 1700 posti vacanti non sono neanche più vacanti perché nessuno si preoccupato di “pulire le liste” di controllare che gli annunci fossero ancora validi. Più che una borsa lavoro è un cimitero del lavoro. Nel Regno Unito vengono ogni mese raccolte 250.000 segnalazioni di nuovi posti vacanti. Più di 150.000 di questi vengono riempiti entro il mese in cui vengono segnalati dall’Ufficio Pubblico per l’Impiego”. Sconsolante.

TEMPO DI AGIRE - Boeri e Garibaldi, con sarcastica amarezza, definiscono “innovazione cromatiche” tutti i vari libri destinati al problema (Libro bianco, Libro verde). Ciò che davvero serve è una drastica riforma (“non crediamo che compito dei governi sia quello di scrivere libri. Ci sono già troppi professori, come noi, che fanno queste cose. Compito di chi ha responsabilità di governo è rendere operative le proposte di riforma su cui si è trovato un consenso nel Paese”), riforma che sembra dover coinvolgere anche quella mentalità molto italiana di un rassegnato familismo, di un lamento divenuto modo di vivere e di una immobilità che se non combattuta diventerà irreversibile. Nel capitolo “Il contratto unico e il salario minimo” sono elencati i punti fondamentali di una riforma operativa: il contratto unico; il tempo determinato; una fase di inserimento (3 anni); la fase di stabilità; la riassunzione del lavoratore presso la stessa azienda; il salario minimo; una commissione nazionale per il salario minimo e il contributo previdenziale uniforme. Ci sarà prima o poi un governo che darà seguito alle riforme invece di annunciarle, discuterle e poi relegarle in qualche libro insieme al futuro di una ampia percentuale di lavoratori e di cittadini italiani?

mercoledì 3 dicembre 2008

Una famiglia normale

Intervista a Stefano Bolognini sul suo ultimo libro in cui racconta la reazione della sua famiglia al suo coming out. Si intitola “Una famiglia normale” (2008, Sonda) e in effetti è molto più di un racconto, intimo e personale: è un bel calcio a molti dei luoghi comuni che affliggono i dibattiti sulle famiglie, sulla Famiglia, sui rapporti affettivi e sull’omosessualità. Attraverso le voci dei suoi familiari (mamma, papà, fratello e fidanzata, nonna, zii, cugino e fidanzata, suocera e Mauro, il suo compagno) Bolognini offre la possibilità di riflettere e di constatare che è possibile parlare di tutto questo rifiutando certe cantilene che sembrano un disco inceppato: l’omosessuale è promiscuo; l’omosessuale è instabile; l’omosessuale è così e cosà. L’omosessualità è un universo complesso ed eterogeneo, fatto da persone che, in quanto tali, hanno caratteristiche e caratteri diversi.

Su Giornalettismo, 3 dicembre 2008.

lunedì 1 dicembre 2008

Libertà di cura, la scelta del paziente

Nella ormai infinita discussione sulla opportunità o necessità di una legge sulle direttive anticipate si è arrivati ad una svolta: tutti ormai – o quasi tutti – concordano che questa legge s’ha da fare. Ma le differenze tra i vari disegni di legge sono profonde. Abissali.
E sono molto alti i rischi che una legge che dovrebbe garantire la libertà di scelta a chi non può più esprimersi si trasformi in un ennesimo giogo.
Il tentativo, per esempio, di sottrarre dalle decisioni delle persone la nutrizione e l’idratazione artificiali, di rendere non vincolanti per il medico le volontà del paziente o la possibilità di ricorrere alla obiezione di coscienza sono tutti modi per corrodere la portata liberale di una legge al riguardo.
Ecco perché è importante sottoscrivere l’appello di Ignazio Marino, in cui si chiede di non trasformare la libertà di cura (che comprende anche la libertà di non curarsi, sia detto per eccesso di zelo) in un obbligo cui tutti dovrebbero piegarsi.
Ecco perché sostenere, anche simbolicamente, il disegno di legge di Ignazio Marino.
L’appello che riportiamo di seguito si può firmare qui o qui.

Ad Ignazio Marino va tutta la nostra stima; a tutti noi l’augurio che la legge seguirà queste condizioni necessaria per essere una buona legge. In caso contrario sarebbe meglio non averne alcuna.
Il Parlamento, con molti anni di ritardo e sull’onda emotiva legata alla drammatica vicenda di Eluana Englaro, si prepara a discutere e votare una legge sul testamento biologico.
Dopo quasi 15 anni di discussioni, chiediamo che il Parlamento approvi questo importantissimo provvedimento che riguarda la vita di ciascun cittadino. Il Parlamento, dove siedono i rappresentanti del popolo, deve infatti tenere conto dell’orientamento generale degli italiani.
Rivendichiamo l’indipendenza dei cittadini nella scelta delle terapie, come scritto nella Costituzione.
Rivendichiamo tale diritto per tutte le persone, per coloro che possono parlare e decidere, e anche per chi ha perso l’integrità intellettiva e non può più comunicare, ma ha lasciato precise indicazioni sulle proprie volontà.
Chiediamo che la legge sul testamento biologico rispetti il diritto di ogni persona a poter scegliere.
Chiediamo una legge che dia a chi lo vuole, e solo a chi lo vuole, la possibilità di indicare, quando si è pienamente consapevoli e informati, le terapie alle quali si vuole essere sottoposti, così come quelle che si intendono rifiutare, se un giorno si perderà la coscienza e con essa la possibilità di esprimersi.
Chiediamo una legge che anche nel nostro Paese dia le giuste regole in questa materia, ma rifiutiamo che una qualunque terapia o trattamento medico siano imposti dallo Stato contro la volontà espressa del cittadino.

Vogliamo una legge che confermi il diritto alla salute ma non il dovere alle terapie.
Vogliamo una legge di libertà, che confermi ciò che è indicato nella Costituzione.
[Bioetica]