mercoledì 5 novembre 2008

Cantelmi, Binetti e la terapia che “riaddrizza i froci”

Il 23 dicembre 2007 Davide Varì racconta sulle pagine di Liberazione il suo percorso di riparazione dall’omosessualità (“Gli ho detto: «Sono gay». Mi hanno risposto: «La sua è una malattia leggera, possiamo curarla bene…»): si finge omosessuale in crisi e tramite Don Giacomo arriva a Tonino Cantelmi, psichiatra e presidente dell’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici (AIPPC).

Dopo avere accertato se il paziente avesse avuto rapporti completi e fosse stato “anche passivo”, il primo colloquio con Cantelmi si chiude con un nome di una psicologa e l’indicazione di sottoporsi a un test sotto la sua supervisione: «Diciamo che noi siamo un gruppo di psicologi che cercano di aiutare persone in difficoltà. La nostra è una terapia riparativa». Dopo aver fatto il test Minnesota e avere risposto per la terza volta (dopo Don Giacomo e Tonino Cantelmi) alla domanda “attivo o passivo?”, Varì torna per un secondo colloquio da Cantelmi. “Mi regala un libro: “Oltre l’omosessualità” di Joseph Nicolosi. Nicolosi, proprio lui, il guru dei guaritori, il creatore della terapia riparativa, quello che vanta ben 500 casi di «gay trattati», anzi, riparati. «Leggilo – mi dice – troverai situazioni simili alla tua. Persone come te che ce l’hanno fatta»”. L’articolo di Varì ha scatenato le ire di Cantelmi che lo ha querelato. Ma la vicenda non è finita qui.

“Dopo il tuo pezzo e le vicende legali non hai mai risposto pubblicamente a Cantelmi: perché, e perché hai deciso di farlo ora?“. “Quando ho iniziato la mia inchiesta non sapevo neanche chi fosse Cantelmi. Un giovane prete (Don Giacomo, ndr) mi ha indicato lui come referente della terapia riparativa. Una volta finita l’inchiesta, e arrivato il momento di scriverla e pubblicarla, ci siamo chiesti se era il caso o meno di mettere il suo nome. Non è nostra abitudine condurre battaglie ad personam, ma in quel caso ci siamo resi conto che era inevitabile – soprattutto per il ruolo pubblico di Cantelmi come presidente dell’AIPPC. Dopo la pubblicazione dell’inchiesta abbiamo deciso di non rispondere alle sue provocazioni e gli abbiamo dato possibilità di replica pubblicandola su Liberazione con ampio risalto. Io stesso gli ho chiesto un’intervista, ma lui ha preferito declinare l’invito. A questo punto, dopo mesi di illazioni nei miei confronti, ho deciso di rispondere alle sue continue provocazioni. Lo devo alla serietà del mio giornale e alle migliaia di omosessuali che hanno subito questo genere di terapie. Detto questo, ho saputo che il Professor Cantelmi ha scritto un libro sull’intera vicenda. Forse i suoi continui attacchi servono per fare pubblicità alla sua opera. Nessun problema, lo aiutiamo. Il libro si chiama: Cattolici e psiche. Sottotitolo: La controversa questione omosessuale. Costa circa undici euro e si trova nelle librerie del Vaticano”.

“Cosa ti è rimasto più impresso del periodo in cui ti sei finto omosessuale e sei stato paziente di Cantelmi e dei suoi collaboratori?“. “È passato molto tempo ma la sensazione di claustrofobia emotiva temo che mi rimarrà addosso per molto tempo. Non solo: dopo la mia inchiesta sono stato tempestato da chiamate, da lettere e da mail di persone che hanno subito questa terapia da altri psichiatri e psicologi. Alcuni ragazzi hanno addirittura subìto esorcismi da parte di preti che considerano l’omosessualità come una manifestazione del demonio. Questo mondo va spazzato via! Ci sono centinaia di genitori in buona fede che vivono l’omosessualità dei propri figli al pari di un tumore o di una grave disabilità mentale. Un’idea alimentata da molti ambienti della nostra società”.

“Cosa succede sul piano legale (della sua querela)?”. “Sul piano legale c’è una querela le cui accuse non fanno alcun riferimento alla terapia riparativa ma si riferiscono ad alcune mie espressioni, assolutamente secondarie. Cantelmi si sentirebbe diffamato per il fatto di aver chiamato il suo studio un porto di mare («Lo studio del professor Tonino Cantelmi – Presidente dell’Istituto di Terapia Cognitivo interpersonale, c’è scritto nella targhetta – è un porto di mare nel quale transitano e approdano le preoccupazioni e le angosce di varia umanità: ragazzini, adolescenti, mamme, nonne»). Bizzarro no? È strano che Cantelmi parli della querela come se fosse una condanna passata in giudicato. È strano che un professore della sua statura non conosca la differenza tra condanna e querela. C’è un detto tra i giornalisti: non sei un buon giornalista se non hai almeno tre querele. Io per ora ne ho una, quella di Cantelmi, che rivendico con molto orgoglio. Certo, chi fa inchieste si espone, ma chi non si espone è davvero un bravo giornalista?”.

“Ma è vero che la senatrice del PD Paola Binetti ha difeso pubblicamente la pratica di Cantelmi?”. “Certo. Io non so se la senatrice Binetti conosca il Cantelmi ma la sua dichiarazione, all’indomani della mia inchiesta, è inequivocabile: «Cantelmi svolge un lavoro eccellente. Fino agli Anni Ottanta nei principali testi scientifici mondiali l’omosessualità era classificata come patologia, poi la lobby degli omosessuali è riuscita a farla cancellare. Ma le evidenze cliniche dimostrano il contrario». Insomma, chiaro no? La senatrice dice che Cantelmi fa benissimo a guarire i gay perché sono persone malate. Fossi Cantelmi querelerai davvero la Binetti, oggettivamente la sua accusa è molto più esplicita e diretta della mia inchiesta.

 “L’Ordine degli Psicologi è mai intervenuto sulla vicenda?”. “L’Ordine degli Psicologi ha ufficialmente preso distanza dalla terapia riparativa diffidando chiunque la utilizzi («Nell’esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio/economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità. È evidente quindi che lo psicologo non può prestarsi ad alcuna ‘terapia riparativa’ dell’orientamento sessuale di una persona»). Sono stato ascoltato dalla Commissione dell’Ordine degli Psicologi di Roma che non può intervenire sul professor Cantelmi per il fatto che è psichiatra. In ogni caso vorrei ribadire che non ho mai voluto ingaggiare una battaglia personale contro il professor Cantelmi, ma soltanto denunciare una pratica inutile e dannosa. Per quanto mi riguarda considero una vittoria del giornalismo d’inchiesta la dichiarazione pubblica di molti psicologi che hanno definitivamente delegittimato la terapia riparativa”. “Anche Leonardo Ancona, psichiatra e psicanalista cattolico di grande fama ha contestato Cantelmi dalle pagine di Repubblica (Cattolici e psiche. Polemiche. Parla lo Psichiatra Leonardo Ancona, la Repubblica R2, 14 gennaio 2008): Di Cantelmi, tendo a contestare già la qualifica. Perché qualificare degli operatori psicologici o psichiatrici come cattolici? La trovo una dizione ridondante: una persona per bene non deve qualificarsi come cattolica, altrimenti implicitamente le persone non cattoliche sarebbero per male… Io non ho mai capito l’utilità e neppure la convenienza di un raggruppamento come quello che presiede Cantelmi. Avrei potuto farlo io, ma non mi è mai venuto in mente di farlo…”.

“A parte l’onore della prima querela, cosa ti è rimasto di positivo di questa inchiesta?”. “Devo dire che questa esperienza mi ha dato l’opportunità di conoscere il mondo gay. Prima dell’inchiesta la mia era una adesione di principio alla battaglia per i diritti civili. Asettica. Ora conosco le persone che stanno dietro quella battaglia e mi sento uno di loro a tutti gli effetti. D’altra parte questa è una battaglia che investe ognuno di noi perché è in grado di rovesciare il nostro mondo, le nostre pigrizie intellettuali. Perché, come diceva don Milani: mi riguarda è il contrario di me ne frego”.

(Intervista a Davide Varì su Giornalettismo)