venerdì 1 agosto 2008

Il bambù, l’eleganza di un legno modesto


Se nomini il bambù ad un occidentale gli verranno in mente i chopstick che riceve al ristorante cinese e che spesso sono complici delle patacche sui vestiti dei vicini di tavolo; e che altrettanto frequentemente vengono sostituiti da una indigena forchetta. Oppure evocherà quei tavolini che si trovano nelle case al mare delle vecchie zie, insieme ad un vago odore di chiuso e al timore di appoggiarvisi per non romperli. I più animalisti penseranno ai boschetti di cui si cibano i panda giganti.
Invece il bambù è un materiale prezioso ed estremamente versatile.
Non è solo una valida alternativa al legno, ma ha delle caratteristiche che lo rendono addirittura preferibile. È duttile, leggero, bello e ecologicamente sostenibile. Perché cresce molto velocemente: alcune specie superano il metro di altezza in un solo giorno. Non impoverisce il terreno da cui viene estirpato – a condizione di eliminare i rizomi e tutti i nuovi getti. Ne esistono quasi cento generi diversi e oltre mille varietà: dai pochi centimetri che lo fanno assomigliare a un bonsai ai quaranta metri con velleità da sequoia. Per essere precisi non è un albero, ma una pianta che appartiene alla famiglia delle Graminaceae, sempreverdi e robuste. Il fusto cilindrico e il suo colore brillante rendono il bambù indimenticabile. Cresce spontaneamente nel mondo tropicale e nelle zone con climi temperati. E ci si può fare di tutto: dai piatti agli strumenti musicali; dal materiale di costruzione alla carta; dai lampadari alle sedie. Addirittura la Asus ha costruito un EcoBook: un computer portatile rivestito con un pannello di bambù, biodegradabile e sostituibile in caso di danneggiamento oltre che molto insolito. Alcune specie vengono usate a scopo alimentare e altre “diventano” creme e lozioni: la linfa è ricca di amminoacidi, vitamine e sali minerali che sono la felicità della pelle secca e dei capelli sfibrati.
E in effetti le popolazioni dell’Asia, dell’Africa e del Sud America da secoli sfruttano le sue qualità: il mondo occidentale sta cercando di rimediare al tempo perduto.
Senza giungere alla assolutezza della Great (Bamboo) Wall dell’architetto giapponese Kengo Kuma, una villa interamente costruita in bambù a Bejiing, Cina, le proprietà del bambù hanno sedotto molti designer e amanti dell’ambiente.
Nel 2004 Anthony Marschak ha fondato Modern Bamboo, azienda americana che produce molti oggetti di design in bambù. Tavoli e sedie hanno la caratteristica trama a listelli. La loro filosofia è fondata sulla bellezza e sul rispetto ambientale.
Propellor Design, studio di design sostenibile con sede a Vancouver, si spinge fino agli oggetti più piccoli: come Calvino, un grappolo di 7 lampadari che possono essere moltiplicati a piacere e hanno il colore del miele.
E Branch produce in bambù posate (anche specifiche per bambini), piatti e sottobicchieri. Negozio on line di San Francisco, si ispira a tre principi: i materiali e la lavorazione non devono essere dannosi per l’ambiente; i lavoratori devono essere protetti e garantiti nei loro diritti e nella loro sicurezza.
Spostandosi in Olanda, anche lo studio di Tejo Remy e Rene Veenhuizen usa materiali rispettosi dell’ambiente e ne ricicla di vecchi per fare tappeti e poltroncine. C’è anche il bambù: una sedia disegnata da Rene Veenhuizen è realizzata da listelli intrecciati. Come Lotte van Laatum, giovane disegner di Utrecht, che ha disegnato una sedia e l’ha chiamata Kaguya-hime, dal nome di una minuscola e splendente principessa della mitologia giapponese. Un vecchio tagliabambù senza figli la trova all’interno di un fusto reciso; la porta a casa e la alleva insieme a sua moglie. La piccola diventa una bellissima donna. Corteggiata dai più nobili giovani, tra cui l’imperatore Mikado, dopo tre anni la fanciulla torna sulla luna, la sua terra originaria.


Attenzione ai costi dei pezzi “firmati”
Le caratteristiche del bambù lo rendono affascinante e possono risvegliare l’animo consumistico assopito dal caldo dell’estate. E qui arrivano le note dolenti. Perché il listino prezzi non è “friendly” come il bambù nei confronti dell’ambiente.
Spring chair, la sinuosa sedia realizzata da Modern Bamboo, costa tra i 690 e i 710 dollari. Amuse, un imponente tavolo tutto d’un pezzo, arriva a 3500-4500 dollari.
Tuttavia, a pensarci bene, la colpa è del design, e non del bambù! In effetti la famosa sedia basculante di Le Corbusier in cuoio su uno scheletro di alluminio, arriva a costare circa 700 euro (in cavallino 750 euro) e la poltroncina Ghost di Philippe Starck – quella trasparente, in polycarbonato e prodotta da Kartell con un unico stampo – costa oltre 200 euro.
Il tavolo Husser di Frank Lloyd Wright in ciliegio va dai 5250 ai 5500 euro. Il tavolo da pranzo in alluminio cromato, disegnato da Marino Rossato per Kappaventotto, arriva a costare fino a 3450 euro.
I prodotti in bambù di Branch sono molto più abbordabili, non solo in termini assoluti: un set di 8 piatti biodegradabili nel giro di 4-6 mesi costa dai 7 ai 13 dollari – a seconda della grandezza. Comprandone 100 si risparmia: da 65 a 128 dollari. Un vassoio da portata costa circa 40 dollari.
Un set costituito da un coltello, una forchetta e un cucchiaio solo 8 dollari. Molto più convenienti dei prodotti tradizionali.
Un servizio “buono” di Richard Ginori da 40 pezzi non costa meno di 500 euro e può arrivare ad oltre 2.500 euro. Il vassoio Mao-Mao, di forma rettangolare in acciaio colorato e disegnato da Massimiliano Fuksas e Doriana O. Mandrelli per Alessi, costa oltre 200 euro. Le posate in acciaio Sambonet, modello Hannah, costano dai 25 ai 50 euro per un posto tavola. Meglio imparare a mangiare con i chopstick...