lunedì 7 luglio 2008

Franco Cuccurullo: il Dio Calì del “merito” all’italiana

È Presidente del Consiglio Superiore di Sanità per il triennio 2006/2009. Dal 2001 è Presidente del Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca (CIVR), che ha il compito di valutare i risultati della ricerca e di determinarne i criteri (rieletto nel 2003). Nel 1997 ottiene il primo mandato come Rettore della Università degli studi “G. d’Annunzio” di Chieti, dopo essere stato preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Oggi è ancora in carica come Rettore, alla quarta rielezione; potenzialmente rieleggibile ad aeternum contrariamente alla maggior parte di Atenei nei quali c’è un limite per la rielezione.
È Presidente della Fondazione D’Annunzio (kafkiano un eventuale accordo tra l’Università degli Studi G. D’Annunzio e la Fondazione D’Annunzio: Franco Cuccurullo si accorda con Franco Cuccurullo... E forse questo è l’aspetto meno preoccupante).
È nel consiglio di amministrazione della Università Telematica, nella duplice veste di Presidente della Fondazione e Rettore... Nonché al centro di una inchiesta sulla gestione disinvolta dell’Ateneo abruzzese e sulla abbondanza di “geni” in grado di laurearsi a tempo di record (la percentuale nazionale di laureati prima del previsto è di 5,1%, quella della D’Annunzio molto, molto più alta).
È Presidente della Commissione per l’aggiornamento delle Linee Guida sulla Legge 40/2004 sulla procreazione assistita. Tutto questo, e molto altro ancora, in una persona sola!
Ai limiti del miracolo, misterioso quasi quanto la transustantazione, è una perfetta incarnazione dell’italian way of life. Del baronato universitario, della concentrazione di poteri nelle mani di un solo uomo, della indifferenza verso quella strana bestia che si chiama conflitto di interessi: Franco Cuccurullo. È “convinto assertore dell’importanza della valutazione e della meritocrazia!”, come dichiara nella relazione inaugurale dell’anno accademico 2006/2007, “L’Università delle avanguardie”, relazione in cui annuncia orgogliosamente anche la redazione di una Carta Etica di Ateneo. Viene il dubbio che abbia una attrazione smodata per un modello tirannico di meritocrazia (nel senso letterale del termine, si intende).
Nella prolusione del 2007/2008 si spinge oltre (“De Merito” si intitola), tra citazioni dotte (che sente il bisogno di tradurre) e battute di spirito. Per usare le parole di Cuccurullo stesso il titolo si presta ad “una duplice lettura: si offre a considerazioni e riflessioni sul concetto di “merito”, (“De merito” è il modo latino di tradurre il complemento di argomento), ma al tempo stesso – facendo ricorso ad un semplice gioco di parole – esprime anche il “non merito” – quindi il “demerito” – di una visione culturale che non riesce ad elevare a sistema la cultura del merito”. Forse Cuccurullo ha prediletto il gioco di parole.
E per concludere in bellezza (sia la prolusione che questo tuffo nel mondo splendente di Cuccurullo) aggiunge che il merito – meritocrazia non gli piace, perché sarebbe una “accezione totalizzante molto in voga” – significa anche abbattimento delle barriere. “Ed è per questo che sono profondamente turbato, nel dover constatare che principi di merito, quali il pluralismo e la libertà di opinione sono stati calpestati proprio in una università. Mi riferisco chiaramente a quanto è avvenuto nei giorni scorsi all’Università La Sapienza, dove è stato negato a Papa Benedetto XVI il diritto di esporre la Sua allocuzione sul tema “Il ruolo dell’Università tra ragione e fede”. E questo, in un luogo dove il diritto di parola e di replica dovrebbe essere garantito a tutti, in un clima di costruttivo confronto, non soffocato dall’integralismo e dall’arroganza di minoranze culturali, che rifiutano il dialogo”. Amen.

(Agenda Coscioni anno III n. 07, luglio 2008 )