mercoledì 23 aprile 2008

Il cattolicesimo e la libera scelta a volta convivono

Si chiamano Catholics for a Free Choice e questo basterebbe a suscitare stupore, abituati come siamo a considerare un ossimoro libera scelta e appartenenza al cattolicesimo.
La sorpresa aumenta nel leggere i principi ispiratori di questa organizzazione nata a Washington nel 1973: ricerca scientifica e riconoscimento (anche legale!) alle persone omosessuali, bisessuali e transessuali – solo per fare un esempio.
In occasione della visita di Joseph Ratzinger in terra americana pubblicano un dossier che analizza gli effetti disastrosi della condanna clericale della contraccezione da Humanae Vitae (1968) in poi. L’analisi è spietata: Catholics for Choice accusa l’enciclica e la politica vaticana di essere responsabili del grave conflitto personale che molti credenti vivono, combattuti tra l’obbedienza e i propri desideri e bisogni. La Chiesa si ostina a difendere un insegnamento già “indifendibile 40 anni fa”, oggi aggravato dall’emergenza Aids.
Secondo il dossier la Humanae Vitae ha inciso drammaticamente sulla salute di cattolici e non cattolici in tutto il mondo; il Vaticano ha alimentato la disinformazione sull’efficacia del preservativo contro la diffusione dell’Hiv.
Il mancato riconoscimento dell’importanza del preservativo (vero e proprio imperativo morale secondo gli insoliti Catholics) è un comportamento gravissimo soprattutto nei riguardi delle popolazioni più disagiate. E di quei Paesi, come l’Africa, in cui la diffusione dell’Hiv e di altre malattie virali è una piaga sanitaria e sociale.
La gerarchia cattolica, secondo il dossier, è “il principale ostacolo alla lotta conto l’Hiv/Aids”.

(DNews, 23 aprile 2008).