mercoledì 30 aprile 2008

Gina ci salverà niente test genetici per un posto fisso

Si chiama Gina ma non è né la Lollo nazionale né un temibile uragano. È l’acronimo per Genetic Information Nondiscrimination Act: una legge contro l’uso discriminatorio delle informazioni genetiche da parte di datori di lavoro e di assicurazioni sanitarie. Non si potranno imporre test genetici come condizione per una assunzione (o per decidere un licenziamento o un avanzamento di carriera), né inferire le informazioni dalla storia familiare rispetto ad una determinata patologia.
La prima proposta di legge risale al 1995. Più volte era stata approvata al Congresso, ma non era mai arrivata nella stessa sessione alla Camera dei Rappresentanti. Il 24 aprile, un giorno prima dell’anniversario della scoperta del DNA, ha avuto l’approvazione del Senato per 95 voti a 0 e la strada sembra in discesa.
Considerando la diffusione di test genetici, anche usa e getta (proprio in questi giorni a New York è stato aperto un negozio di kit genetici), condannare l’abuso e la discriminazione appare particolarmente importante. Già in molti Stati esiste una regolamentazione antidiscriminazione.
Gina potrebbe offrire la possibilità di combattere un altro abuso: considerare la medicina predittiva come una sorta di sfera di cristallo. Tranne che per pochissime patologie, infatti, un test genetico può informarci di una predisposizione a contrarre una malattia. Segnala un fattore di rischio, non può delineare una previsione certa dell’insorgenza di una patologia. Solo con una corretta informazione sul potere e i limiti della predizione si possono trarre vantaggi – e non illusioni – da questo formidabile strumento.

(DNews, 30 aprile 2008)