martedì 24 gennaio 2006

I veri misteri non esistono derivano solo dall’ignoranza (intervista a Piergiorgio Odifreddi)


Piergiorgio Odifreddi è matematico e divulgatore. Il suo ultimo libro, Il matematico impertinente (Longanesi, 2005) è una raccolta di articoli su diversi argomenti.

Perché le biotecnologie fanno paura?
È la stessa paura che si ha del buio: non appena si accende la luce svanisce, ma finché rimane spenta si teme il peggio. Con le biotecnologie, e con la scienza in generale, è la stessa cosa. Non appena si accende la luce, cioè si studia e ci si informa, le cose acquistano il loro giusto colore: il che non significa che sia tutto buono o accettabile, ma che i rischi e i pericoli sono precisi e circoscritti, dunque affrontabili e controllabili.
Spesso ciò che è incomprensibile (o meglio, insensato) affascina; concetti confusi vengono dissimulati da un parlare che pretende di essere complesso, mentre è soltanto privo di senso (si pensi a Hegel o a Heidegger). Perché?
Probabilmente è il fascino di una rappresentazione che intende convogliare significati profondi, e di cui si percepiscono soltanto gli aspetti superficiali e irrilevanti: come la forma delle lettere in un’edizione della “Divina Commedia”, senza capirne una sola parola. Quanto a Hegel e Heidegger, chi li ama apprezza probabilmente l’effetto delle parole in libertà, che è analogo a quello dei suoni in libertà della musica concreta: ma c’è anche chi apprezza di più le parole in ordine, e le note in ordine. È questione di gusti: c’è chi apprezza Mozart o Brahms, e chi i rumori del traffico o gli strilli delle scimmie.
Perché, invece, l’incomprensibile (nel senso di complesso) della scienza non attrae, piuttosto allontana e insinua paure?
Qui si tratta di un incomprensibile che è possibile conoscere, e questo richiede sforzo assiduo e prolungato. È più facile rivolgersi all’incomprensibile che non può essere compreso per sua natura, che a quello non compreso per nostra ignoranza.
La religione risponde alla paura della finitezza?
La religione risponde a molte paure: sicuramente a quella della morte. Ma è una risposta consolatoria, basata su una rimozione: non fa che dire che dietro all’apparenza della morte, ci sta un altro tipo di vita. Ed è una risposta talmente poco credibile, che nessuno ci crede: le reazioni dei parenti e degli amici del defunto in un funerale, non sono quelle di chi crede veramente che l’amato sia passato a miglior vita, e che lo si rivedrà a tempo debito.
È giusto poter scegliere di morire quando l’esistenza diventa insopportabile?
Ovviamente, sì. Certe ideologie politiche e religiose preferiscono considerare la vita una condanna da scontare fino ad odiarla, piuttosto che un dono da godere soltanto fino a quando la si ama.
L’amore è, almeno in parte, razionale?
Credo che ci siano tre tipi di amore, corrispondenti ai tre tipi di percezione fisiologica: viscerale, muscolare e cerebrale. L’amore viscerale è quello dell’innamoramento, probabilmente nei confronti di una persona ideale in buona parte costruita mentalmente. L’amore muscolare è quello che associamo al sesso, mentre quello cerebrale è forse il più razionale, perché lo si sente nei confronti di una persona reale e veramente esistente, di cui conosciamo i lati buoni e cattivi. Le tre forme d’amore possono essere vissute simultaneamente nei confronti di persone diverse, ma possono anche convergere verso la stessa persona.
Sono in molti a pensare che la spiegazione o la conoscenza dei fenomeni finisca per togliere loro fascino e mistero: perché?
Perché il mistero deriva dall’ignoranza: non c’è mistero in ciò che si conosce, come non c’è mistero nell’esibizione di un prestigiatore che usa trucchi noti. Naturalmente, il mistero c’è anche nella scienza, ma riguarda appunto ciò che ancora non si conosce. O il perché le cose siano come sono: un problema che, com’è noto, non è scientifico ma metafisico.
Non è contraddittorio cercare una risposta in un mistero (dio) che ha la pretesa di spiegare misteri che potrebbero trovare soluzioni più sensate?
Invocare dio come risposta di qualcosa è soltanto un modo diverso per dire che non si conosce (ancora) la risposta. Come diceva Stanislav Lem: “dio è un mistero totalmente invisibile, invocato per spiegare un mistero totalmente visibile”. Il vero mistero non è che ci siano misteri, ma che qualcuno di questi a volte venga spiegato: gli altri rimangono, temporaneamente o permanentemente, nella “mente di dio”, cioè al di fuori della nostra.

(E Polis, 24 gennaio 2006)