giovedì 6 dicembre 2007

Chi non vuole essere parente della scimma

Che cosa hanno in comune Rosa Giannetta Alberoni, Mauro Mazza e Rocco Buttiglione (ma la lista potrebbe essere molto più lunga)? Non sopportano l’idea di discendere da una scimmia. Partendo da una visione caricaturale dell’evoluzionismo, rifiutano di vivere in un mondo dominato dal caso e privo di un Creatore. Secondo Alberoni, autrice de “Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin”, molti dei mali che affliggono l’umanità sarebbero imputabili a Charles Darwin, il quale per raggiungere “uno scopo personale” si beffa di Dio sostenendo che l’uomo non sia stato creato ad immagine e somiglianza di Dio (“come è scritto nella Genesi e come ci dice la nostra ragione”). L’effetto della “ideologia” di Darwin sarebbe devastante: annienta la regalità dell’uomo, lo riduce ad un animale qualsiasi, demolisce la morale e produce “aberrazioni come il razzismo, il classismo, l’eugenetica, il peggior colonialismo, la discriminazione biologica”. Povero Darwin: responsabile di cotanto orrore! Basterebbe conoscere a grandi linee la teoria dell’evoluzione per rendersi conto che è insensato attribuirle simili effetti. Non solo: una conoscenza anche superficiale basterebbe come risposta alle insensatezze riguardo all’origine della specie umana. Non è in discussione la legittimità delle credenze - ognuno è libero di credere quello che preferisce - ma l’aspirazione a presentare le proprie bislacche credenze come vere. A voler dare al creazionismo uno statuto scientifico e dunque a presentarlo come una valida alternativa all’evoluzionismo. Ah, se la falsa testimonianza valesse anche per la scienza!

(E Polis, 6 dicembre 2007)