mercoledì 10 ottobre 2007

Laico, fatti più in là

Sono oscure le ragioni del “dimissionamento” dei tre vicepresidenti Cattaneo, Caporale e Marini. Ma una spiegazione c’è

Dopo i rumors che nei giorni scorsi vagheggiavano di un cambiamento dei tre vicepresidenti del Comitato nazionale di Bioetica (Cnb), il 9 ottobre si è arrivati fulmineamente alle nuove nomine. E senza nemmeno informare i “dimissionati”: Cinzia Caporale, Elena Cattaneo e Luca Marini hanno infatti appreso dai giornali che sarebbero stati sostituiti da Lorenzo D’Avack, ordinario di filosofia del diritto nell’Università degli studi Roma Tre, Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, e Laura Palazzani, ordinaria di filosofia del diritto nella Libera Università Maria Ss. Assunta (Lumsa).

Se l’effetto dell’avvicendamento è abbastanza evidente – un indebolimento della componente laica (o laicista?) del comitato - il perché è a dir poco oscuro. Secondo Gilberto Corbellini, ordinario di storia della medicina alla Sapienza e membro del Cnb, la sostituzione è un “atto di rappresaglia per dare una lezione a chi ha osato mettere in discussione il potere assoluto del presidente [Francesco Paolo Casavola] e i modi di gestire il Comitato”. Una vera e propria “vendetta trasversale perché non poteva chiedere di mandare a casa chi l’ha criticato”.

Ma chi e cosa avrebbe suscitato l’irritazione del presidente Casavola, tanto da spingerlo alla rappresaglia? Facciamo un passo indietro: il 29 settembre scorso tre membri del CNB, Carlo Flamini, Demetrio Neri e lo stesso Corbellini, scrivono una lettera pubblica al presidente del Cnb manifestando insoddisfazione per la gestione del Comitato, e in particolare alcune nomine effettuate da Casavola negli ultimi mesi. Secondo i tre membri le modalità presidenziali “oltre ad essere state talora non rispettose del regolamento vigente, e comunque difformi da prassi ormai consolidate e persino dissonanti rispetto agli impegni” dichiarati dallo stesso Casavola nell’assumere la carica, “penalizzino valori e punti di vista morali che in democrazia hanno la stessa dignità culturale e politica” di quelli privilegiati dal vertice. La lettera si chiude con l’augurio di un serio e imminente dibattito al fine di sottrarre il CNB a eventuali strumentalizzazioni ed evitare il suo snaturamento.

I giorni che seguono la lettera sono abbastanza movimentati, anche se gli avvenimenti rimangono difficilmente intelligibili. Comincia a circolare la notizia della richiesta di Casavola a Romano Prodi di effettuare modifiche nel CNB. Modifiche che assumono la forma della sostituzione forzata dei tre vicepresidenti in nome di un “più funzionale assetto dell’Ufficio di Presidenza del Comitato Nazionale per la Bioetica” – motivazione che implica inevitabilmente che l’assetto precedente non fosse abbastanza funzionale: ma le ragioni di questa presunta inefficienza non vengono chiarite. Romano Prodi esprime comunque solidarietà a Casavola e lo invita a proseguire nel lavoro intrapreso.

l mistero diviene quasi grottesco perché passano molti giorni senza che sia data comunicazione ai dimissionati. Luca Marini, in un comunicato stampa del 5 ottobre, manifesta la propria sorpresa per la rimozione, ricordando che i tre vicepresidenti “anche se portatori di idee diverse, hanno peraltro unanimemente sostenuto fino in fondo il Presidente Casavola”.

Il 9 ottobre, finalmente, c’è la nomina ufficiale dei sostituti. E si rimane sorpresi nel venire a sapere delle modalità della comunicazione tardiva ai tre ormai ex vicepresidenti. La lettera ufficiale, infatti, attacca così: “Care colleghe [Cinzia Caporale e Elena Cattaneo], caro Luca [Marini]” e getta luce sulla vicenda e sulla spinta di Casavola. “Due di loro – prosegue Corbellini – erano evidentemente schierate con i suoi accusatori”. A tutti gli altri membri del CNB la comunicazione è giunta 3 ore dopo che era stata diffusa dalle agenzie di stampa. “Questo è lo stile di Casavola”, commenta Corbellini, “due donne di indubbio valore scientifico rimosse dal loro incarico per non avere ossequiato il presidente; che è un uomo – difficile non pensarci! – e che è impreparato sulla materia che dovrebbe governare”.

(Galileo, 10 ottobre 2007)