giovedì 27 settembre 2007

Non cadiamo nella trappola del biologico

Gli OGM (organismi geneticamente modificati) sono oggetto di una vera e propria campagna denigratoria da parte di una coalizione il cui nome la dice lunga sull’intento finale: “Liberi da OGM”. La prima iniziativa è promuovere una consultazione nazionale organizzata sul territorio nazionale dal 15 settembre al 15 novembre per affermare un modello “agroalimentare di qualità, sicuro per la salute, rispettoso dell’ambiente e del clima e soprattutto libero da organismi geneticamente modificati”. In quel “soprattutto” si annidano gli inganni di una scorretta informazione e di una fallace inferenza.
Capeggiata da Mario Capanna, la coalizione è appoggiata da moltissime organizzazioni poco inclini all’innovazione e alla ricerca agroalimentare. Cavalca fantasmi antiscientifici piuttosto diffusi e ignora però numerosi documenti rassicuranti sugli OGM redatti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite, dalla FAO, da tutte le più prestigiose Accademie Europee – come ricorda il biotecnologo Roberto Defez nell’Appello per la sperimentazione in campo di Organismi Geneticamente Modificati (firmato da molti scienziati).
La cieca e ostinata opposizione agli OGM costituisce un ostacolo insormontabile all’avanzamento economico su base scientifica e tecnologica, oltre a costituire un danno per quegli agricoltori che vorrebbero sperimentare gli OGM (nel rispetto della Direttiva Europea 556/2003 e come fanno i loro colleghi europei su migliaia di ettari coltivati ad OGM) e degli stessi consumatori, sedotti da un canto delle sirene mendace ma rigorosamente biologico!

(E Polis, 27 settembre 2007)

giovedì 20 settembre 2007

Eterologa? Ora ti racconto come sei nato

Victoria, Australia: è partita la seconda fase della campagna “Time to Tell” per i bambini nati in seguito alla donazione di sperma, ovociti o embrioni. Nel 1984 è stato istituito un Registro Centrale nel quale dal 1988 vengono registrate le informazioni riguardanti i donatori e la nascita: da allora sono nati 3.500 bambini. L’anno scorso i primi nati hanno compiuto 18 anni e l’Infertility Treatment Authority (ITA) ha avviato una campagna per incoraggiare i genitori a raccontare ai figli le modalità della loro nascita e per aiutarli con una “telling guide”, gruppi di supporto e consulenze.
La campagna si basa su una ricerca condotta in collaborazione con l’Università di Melbourne. Dalla ricerca è emerso che la maggior parte degli adolescenti coinvolti (tra i 14 e i 18 anni) vorrebbero sapere come sono nati e lo vogliono sapere dai genitori. Capirebbero le ragioni per cui non sono stati informati prima e nonostante una possibile prima reazione ostile nel venire a conoscenza di essere figlio di un donatore, pensano sia meglio saperlo.
Si stima che solo tra il 30 e il 50% dei bambini nati così conosca le proprie origini.
La campagna ha riscosso molto interesse e apprezzamento, in Australia e in tutto il mondo. I genitori che si sono avvalsi della consulenza dell’ITA hanno dichiarato che non soltanto non è crollato il mondo, ma che si sono tolti un gran peso raccontando ai propri figli il “segreto” del loro concepimento. In Italia la difficoltà della rivelazione è stata risolta in partenza nel 2004: la legge 40 ha infatti vietato la fecondazione eterologa, senza alcuna giustificazione.

(E Polis, 20 settembre 2007)

giovedì 13 settembre 2007

Quei fast food messi al bando negli Stati Uniti

L’obesità affligge molte persone e implica problemi di salute più o meno gravi. Il consiglio comunale di Los Angeles discuterà in autunno un’ordinanza per arginare l’invasione di fast food nell’area meridionale, dove la loro concentrazione è massiccia e gli obesi sono il 30% degli abitanti (la media nazionale è del 20).
La proposta solleva diversi interrogativi, primo fra tutti: servirà a qualcosa? Sebbene appaia bizzarra, la moratoria sui fast food si inscrive in una strada spianata da tempo: dal proibizionismo classico dell’alcol al divieto di fumare nei ristoranti. Dalla messa al bando del foie gras per ragioni etiche (a Chicago) alla proposta di dimezzare le porzioni al ristorante (il fu ministro della Salute Girolamo Sirchia). Già alcuni Stati americani hanno regolamentato i fast food, per ragioni estetiche o di concorrenza. Sarebbe la prima volta a protezione della salute. Tuttavia il paternalismo fa storcere il naso a molti. E sembra trascurare un aspetto: il basso costo di un pasto mordi e fuggi. Anche su questo fronte South LA ha un primato non invidiabile: il 28% della gente vive in povertà, contro il 16,2 nazionale.
Inoltre, l’applicazione dell’eventuale moratoria inciampa nell’ostacolo di definire un fast food. Molti si sono attrezzati da tempo con menu poco calorici e insalate accanto ai cheese burger a due piani. Non è ingenuo e riduttivo identificare fast food e cibo dannoso? Non sarebbe preferibile percorrere la strada della corretta informazione in tema di nutrizione e salute? Nel dubbio, aggiungiamo un posto a tavola per lo Stato, o almeno in fila per pagare un McMenu.

(E Polis, 13 settembre 2007)