lunedì 6 agosto 2007

L’inutile parere del Consiglio Superiore di Sanità

Un aggiornamento delle Linee Guida per l’attuazione della legge 40 rischia di essere solo un correttivo insufficiente e inadeguato

Il 27 aprile 2007 il Ministero della Salute ha richiesto un parere al Consiglio Superiore di Sanità in merito all’eventuale aggiornamento delle Linee Guida riguardo alle procedure e alle tecniche di procreazione assistita (Legge 40/2004). Il 24 maggio 2007 il Comitato di Presidenza del Consiglio Superiore di Sanità ha istituito un Gruppo di lavoro con il compito di valutare l’opportunità dell’aggiornamento e di presentare le proprie valutazioni alla Assemblea Generale del Consiglio Superiore di Sanità, che esprimerà un parere al riguardo. Il Gruppo ha espresso il proprio parere: esistono i presupposti per l’aggiornamento delle Linee Guida, si legge nel Comunicato Stampa rilasciato dal Ministero della Salute. Potrebbe sembrare una buona notizia, ma in realtà è soltanto un apparente movimento per nascondere l’intoccabilità della Legge 40. Si ammette l’opportunità di compiere una revisione delle Linee Guida indicando una strada che non cambierà di fatto assolutamente nulla. Se è vero che la revisione delle Linee Guida ha uno spazio limitato essendo un decreto ministeriale e bisogna rispettare quanto previsto dalla Legge 40, è anche vero che le proposte del Consiglio Superiore di Sanità somigliano ad una corsa sul posto. L’angusto ampliamento dei criteri di accesso, ad esempio, è condizionato da una ipocrita certificazione di infertilità. Tenendo conto che in una coppia in cui l’uomo sia portatore di una malattia sessualmente trasmissibile (come HIV, HBV, HCV), “l’elevato rischio di infezione per la madre e per il feto rappresenta, di fatto, un’oggettiva causa impeditiva alla procreazione, richiedendo l’adozione di precauzioni che si traducono, necessariamente, in una condizione di infecondità’’. Pertanto si concede loro di rientrare nel dominio degli sterili e di ricorrere allo sperm washing, tecnica che permette di eliminare dal seme il virus evitando il rischio di contagio per il nascituro. Benissimo, se è necessario considerare gli uomini portatori di malattie sessualmente trasmissibili come sterili, sebbene non lo siano, per garantire loro la possibilità di compiere una scelta procreativa responsabile. Ma che ne è delle donne o di chi ha una malattia genetica? Sono abbandonati al rischio, alla roulette del contagio; salvo poi poter ricorrere al cosiddetto aborto terapeutico fino al sesto mese di gestazione. Perché in Italia ancora sono legali le diagnosi prenatali e ancora è legale interrompere una gravidanza ad uno stadio avanzato se il feto è affetto da una patologia - ma il ricorso alle tecniche e alla diagnosi genetica di preimpianto è fuori discussione. Gli altri suggerimenti contenuti nel parere sono inutilmente banali: implementare la ricerca sulla crioconservazione degli ovociti o garantire l'equità di accesso alle coppie. Rispettare i principi costituzionali di tutela di salute delle donne. O ancora, istituire un tavolo di confronto per aumentare l’efficacia delle tecniche, combattere lo stress psicologico e le complicanze delle tecniche procreative. L'unico modo per garantire equità e tutela della salute sarebbe cambiare la Legge 40, non cercare di abbellirla con vani e insoddisfacenti trucchi. All’amarezza per l’ennesima conferma della sacralità della Legge 40 si aggiunge la sorpresa per la presenza tra i componenti del Gruppo di Bruno Dallapiccola, in rappresentanza del Comitato Nazionale per la Bioetica. La nomina stupisce, dal momento che Bruno Dallapiccola è presidente di Scienza&Vita - una associazione di profilo ideologico e non di certo scientifico e, soprattutto, protagonista di una campagna feroce contro la ricerca scientifica e a favore di una legge restrittiva e assurda come la Legge 40. Sarebbe augurabile che un membro di un Gruppo di lavoro per l'aggiornamento delle Linee Guida in rappresentanza del Comitato Nazionale per la Bioetica avesse un profilo (più) neutrale. O, almeno, che fosse bilanciato da un rappresentante di un diverso schieramento. L’unico spiraglio di miglioramento dell'applicazione della Legge 40, già claustrofobico, non può essere ulteriormente limitato dalla presenza di un animatore di battaglie dogmatiche e antiscientifiche condotte in nome della personalità giuridica e morale del concepito, un paziente come noi secondo Dallapiccola. Trascurando chi persona lo è senza dubbio: tutti quelli che avrebbero bisogno di ricorrere alle tecniche di procreazione assistita per provare ad avere un figlio.

(Agenda Coscioni, II, 8, agosto 2007)