giovedì 5 luglio 2007

Forse l’Europa ci renderà i nostri diritti

In Italia una normativa timida e leggera, come sarebbe quella che regola la possibilità di redigere le direttive anticipate, rischia di rimanere soffocata da tempi simili a quelli dei cambiamenti geologici.
Anche la speranza di vedere riconosciuto un piccolo spazio di esercizio della propria volontà si scontra con la realtà di una situazione politica in stallo, poco disposta a prendere a cuore i diritti civili e sempre pronta al compromesso. Che in materia di libertà e morale tanto somiglia ad una ingiusta omologazione di desideri e modi di vivere.
Nel frattempo esiste un mondo diverso al di là dei confini nazionali, un mondo in cui il suicidio assistito e l’eutanasia (terrificante spauracchio in terra nostrana) sono considerati come diritti individuali. Diritto di morire in pace, diritto di interrompere una esistenza che non è più sopportabile, diritto di decidere della propria esistenza. Un mondo in cui, inoltre, la scelta non è quella di fare finta di niente rispetto a quanto succede in clandestinità. L’opinione pubblica, scossa dalle tragiche storie di Diane Pretty o di Vincent Humbert, sembra essere favorevole ad una regolamentazione delle decisioni di fine vita.
Oggi al Parlamento europeo, per iniziativa dell’Alliance of Liberals and Democrats for Europe, si discuterà della dignità del morire e saranno presentati una Dichiarazione e un Network a supporto della garanzia del diritto di ciascuna persona di rifiutare trattamenti medici e di scegliere come morire, anche ricorrendo al suicidio assistito o all’eutanasia. Chissà, forse possiamo sperare di esercitare la nostra libertà come cittadini europei!

(E Polis, 5 luglio 2007)