martedì 1 maggio 2007

Woody, storia d’un miracolo inconoscibile?

Leeds, dicembre 2005: Woody ha solo 2 settimane quando ha un attacco cardiaco causato da una occlusione dell’aorta. Il sangue non arriva più al suo piccolo cuore e il bimbo diventa pallido, terreo e freddo.
I genitori chiamano un’ambulanza ma quando arrivano in ospedale le condizioni di Woody sono disperate. I medici cercano di salvarlo, ma dopo mezz’ora sono costretti a rassegnarsi. I genitori ascoltano impietriti dai medici quello che nessuno vorrebbe mai: “Abbiamo fatto tutto il possibile…”.
Il bimbo viene estubato per permettere ai genitori di abbracciarlo e baciarlo per l’ultima volta. Accade l’inimmaginabile: il bambino tossisce e i medici si precipitano a fargli un massaggio cardiaco. L’ostruzione viene rimossa chirurgicamente e il bimbo torna a casa dopo 3 settimane. Oggi ha 14 mesi e sta bene. Il suo sistema nervoso centrale non ha subito danni. I genitori parlano di un miracolo. E non si può dar loro torto. Hanno vissuto uno dei peggiori incubi, che inspiegabilmente è svanito proprio come un brutto sogno al mattino. I medici non sono riusciti a spiegarsi i 30 minuti di morte apparente. La tentazione di gran parte della stampa di abbracciare la “spiegazione” miracolosa è irresistibile e ingiustificabile (tranne che per i genitori): il ritorno dal regno dei morti.
L’abitudine di spiegare l’inspiegabile ricorrendo a un mistero ancora più insondabile (il miracolo) ha avuto la meglio sulla più ragionevole ammissione del dubbio, o della inconoscibilità. Il ricorso al miracolo ha poi l’effetto di insinuare la rinuncia alla comprensione: il miracolo non si spiega; ci si crede.

(E Polis, 1 marzo 2007)