giovedì 17 maggio 2007

Mi presento: Prisco Mazzi, capitano sì ma di truffe

Il mittente è “Polizia di Stato” o “Prisco Mazzi [Polizia]” e l’oggetto è “Avviso” seguito da un codice numerico personale di undici cifre. Il testo è infarcito di errori grammaticali e farebbe venire l’orticaria a chiunque abbia anche un vago ricordo dell’analisi logica scolastica. Il tono è intimidatorio, soprattutto per chi qualche canzone da internet l’ha scaricata e ha la coscienza sporca... L’avviso riguarda una presunta verifica compiuta dalla Polizia di Stato, avverte il capitano Mazzi, sul computer di chi ha ricevuto la mail: il reato sarebbe la violazione dei diritti d’autore per avere scaricato file in formato MP3, formato storico di compressione audio. Segue un numero di registro e un allegato (che è un virus!) che il capitano Prisco Mazzi invita a scaricare e a conservare nel proprio archivio, per essere letto con tutta calma (dopo averlo decompresso, perché l’allegato è in formato Zip per aggirare i filtri antivirus). All’interno vi sarebbe un accordo, verosimilmente da stipulare tra il reo e la Polizia stessa. C’è anche una parola d’accesso, e la strampalata missiva si conclude con un perentorio “è obbligatorio” e un più tranquillizzante “grazie per la collaborazione”. I destinatari sembrano essere già migliaia e il dirigente della Polizia Postale Marcello La Bella, quello vero, avverte che la Polizia non è responsabile dell’invio di nessun avviso e che si stanno cercando i responsabili. Sembra che il messaggio sia transitato su un server proveniente dalla Corea del Sud. Si invita anche a non fare più segnalazioni alla Polizia, la cui posta e i cui telefoni sono intasati per le proteste di quanti sono stati accusati e non hanno sospettato che fosse una bufala. Un ennesimo virus, insomma, ai danni degli utilizzatori della posta elettronica, che aggira alcuni antivirus e che è dannoso soltanto per il sistema operativo Windows. Chi usa Linux o MacOs non ha nulla da temere. Chi invece fosse caduto nella trappola aprendo l’allegato è stato contagiato e deve correre ai ripari.
Di virus nelle vesti di allegati ne girano tanti. La posta elettronica è un facile e potente mezzo di diffusione virale: auguri, offerte di viaggi gratis, proposte irrinunciabili nascondono trappole che possono avere conseguenze più o meno devastanti. Fino alla cancellazione totale e irreversibile dell’hard disk, terrore di ogni utilizzatore di computer. Trappole in cui cadono forse solo i meno esperti o quei temerari che non sono provvisti di sistemi antivirus aggiornati. Nel caso del capitano Prisco Mazzi è stata scelta la strategia dell’intimidazione piuttosto che quella della lusinga. Ma soprattutto il sedicente capitano ha disseminato troppi indizi della sua millanteria. A cominciare dal suo nome. E poi la sciatteria linguistica ai limiti del ridicolo. Ma soprattutto la singolarità della soluzione proposta nella mail stessa per sottrarsi alla punizione: impegnarsi a non visitare più siti illegali e a non trasgredire i diritti d’autore. Se hai messo le dita nella marmellata, ma prometti di non farlo mai più, sarai assolto. Sarebbe potuto bastare questo per insospettirsi circa l’autenticità dell’avviso… Piuttosto che l’accertamento di un reato sembra essere una assoluzione da confessionale. Che sia una ulteriore conseguenza della confusione tra peccato e reato?

(E Polis, 17 maggio 2007)