giovedì 31 maggio 2007

La sfida di Lula e la cultura dei preservativi

Durante il viaggio apostolico in Brasile all’inizio di maggio, Benedetto XVI aveva condannato l’aborto e i contraccettivi, i rapporti prima del matrimonio e le nozze omosessuali. Niente di nuovo, insomma.
Ad essere sorprendente è invece la risposta di Luiz Inácio Lula Da Silva, quasi una sfida lanciata alla Conferenza episcopale che gli aveva raccomandato prudenza. Un paio di giorni fa, presentando il Piano Nazionale di Pianificazione della Famiglia, il presidente brasiliano ha ribadito la sua personale condanna dell’aborto, ma ha precisato che in quanto capo di Stato ha il dovere di trattare la questione come una emergenza sanitaria pubblica. Molte adolescenti rimangono incinte a causa di una carente informazione e prevenzione, e solo una politica di contraccezione potrebbe arginare il fenomeno di maternità indesiderate e precoci.
E così il governo brasiliano distribuirà quasi gratuitamente preservativi e anticoncezionali. Al prezzo simbolico di quaranta centesimi di real, lo Stato metterà in circolazione cinquanta milioni di preservativi ogni anno e contraccettivi femminili, con un investimento di cento milioni di reales (circa 40 milioni di euro). Non solo. Ci sarà una campagna informativa di pianificazione familiare e corsi di educazione sessuale nelle scuole. Le strutture sanitarie pubbliche offriranno alle donne consulenze gratuite sui metodi contraccettivi. Con l’appoggio del ministro della Salute Temporao, Lula ha addirittura chiesto un referendum popolare per proporre una legge sull’aborto. E ha infine sottolineato la laicità delle Stato brasiliano. Davvero sorprendente.

(E Polis, 31 maggio 2007)