giovedì 8 febbraio 2007

I Pacs fanno ridere? E allora perché temerli

Qualche giorno fa Riccardo Pedrizzi, deputato di Alleanza Nazionale, ha dichiarato: “La nozione di ‘vincoli affettivi’ è assolutamente vaga e generica. Così tutto (e niente) diventa famiglia. Perfino una donna che convive con una gatta […] anche un uomo che coabita con un cane”.
Anche i più estremisti sostenitori dei Pacs, anche coloro che sarebbero a favore di una forma giuridica sostanzialmente equivalente al matrimonio per le coppie omosessuali, o addirittura per il matrimonio, non avrebbero mai osato chiedere tanto. E tra gli slogan di protesta nemmeno il più rivoluzionario includerebbe “Pacs intraspecie” o “Xenomatrimoni”!
Nonostante le apparenze, la preoccupazione animalesca di Pedrizzi non è nemmeno la più peregrina a proposito delle unioni civili e delle conseguenze terribili implicate dal loro eventuale riconoscimento giuridico.
Cani e gatti come legittimi conviventi a parte, la vera e disastrosa conseguenza, secondo Pedrizzi e molti altri, è il minaccioso agguato dei Pacs contro la Famiglia. Parola che denota anche una realtà ben diversa da quella determinata dal sacro vincolo del matrimonio, la cosiddetta famiglia tradizionale viene invocata a sproposito come unico modello di convivenza, garante di felicità e di moralità. Ma se ci credessero davvero, in che modo la possibilità di scegliere altre e “caricaturali” forme di convivenza costituirebbe un pericolo rispetto alla scelta migliore? Le persone morigerate e sagge continuerebbero a scegliere il matrimonio, e non gli scellerati e sbiaditi Pacs. Un grande scrittore non avrebbe nulla da temere da una massa di analfabeti.

(E Polis, 8 febbraio 2007)