giovedì 25 gennaio 2007

Pluralismo religioso, chi era costui?

L’articolo 3 del Testo Unico sulla Radiotelevisione afferma, tra i principi fondamentali, “la completezza […] e l’imparzialità dell’informazione, l’apertura alle diverse opinioni e tendenze politiche, sociali, culturali e religiose”.
Una ricerca del Centro d’Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva dimostra che lo spazio dedicato alle confessioni religiose nei telegiornali e nei programmi di approfondimento è ripartito in modo a dir poco disarmonico: dal 96 al 99% alla Chiesa cattolica; il restante agli altri (quasi esclusivamente esponenti ebraici e musulmani).
Insomma, più che garanzia del pluralismo religioso come principio fondamentale, la bussola sembra essere il fondamentalismo cattolico.
Solo per fare un esempio: il TG1 ha mandato in onda notizie sulla Chiesa cattolica per la durata di quasi 8 ore; tutti gli altri si sono spartiti meno di 6 minuti. E gli altri sono molti: Tavola Valdese, Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia, Chiesa Evangelica Luterana, Unione delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno (firmatarie, ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione, dell’Intesa con la Repubblica Italiana); la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia; la Federazione delle Chiese Pentecostali; l’Unione Italiana Induista.
Questi “altri” hanno denunciato il mancato rispetto delle norme in materia di informazione da parte della Rai tra l’inizio del 2004 e la fine del 2006. E hanno presentato un esposto all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per accertare le violazioni e per ripristinare una giusta proporzione. Mamma Rai non dovrebbe inciampare in simili favoritismi!

(E Polis, 25 gennaio 2007)