sabato 23 dicembre 2006

Lettera di dolore e speranza di una moglie mai rassegnata

La vita di Piero deve essere valorizzata, ricordando la sua ricerca per una vita migliore.
Io gli sono stata accanto nella sua “regata” affrontata con una zattera incerta e precaria. La mia complicità è stata assoluta, sebbene la parola “eutanasia” mi facesse paura. Per me che ho avuto una educazione cattolica significava uccidere. Standogli accanto ne ho capito il vero significato e mi sono chiesta: “perché dovrei costringere le persone che non la pensano come me?”. Ho capito che l’esistenza di una legge non costringe nessuno a compiere qualcosa che non desidera. Questo vale per l’eutanasia, ma anche per l’aborto o per il divorzio.
Io intendo proseguire la battaglia di Piero, mi ha passato il testimone e io rispetterò questa sua volontà. Per amore di Piero, e per tutti i malati e i cittadini italiani. Perché è una battaglia di libertà.

(E Polis, 23 dicembre 2006)