venerdì 8 dicembre 2006

Embrione e l’attacco alla legge sull’aborto

Quante volte i genitori o gli amici saggi ci hanno detto ‘te l’avevo detto’, mischiando una sottile soddisfazione per avere avuto ragione al dispiacere di vederci affrontare una sgradita conseguenza delle nostre azioni. O delle nostre omissioni.
Ebbene, l’assedio alla legge 194 potrebbe rientrare tra i contenuti di un irritante ‘te l’avevo detto’.
Perché non c’è da stupirsi se il fronte conservatore (ideologico e religioso) muove l’offensiva contro la possibilità di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza. È una diretta e necessaria conseguenza della legge 40, quella sulla procreazione assistita, secondo la quale l’embrione è una persona. Come uno di noi. Se l’embrione è una persona, allora non è possibile crioconservarlo, non è possibile fare sperimentazione, non è possibile sopprimerlo. Molti dei divieti della legge 40 derivano coerentemente dall’attribuzione di diritti all’embrione.
Altrettanto coerentemente dovrebbe conseguire che non è possibile interrompere volontariamente una gravidanza. Perché l’aborto è la soppressione di un embrione; e quell’embrione è titolare dei diritti di cui godono le persone, primo tra tutti il diritto alla vita.
Il diffuso disinteresse nei confronti della battaglia contro la legge 40 si è alimentato di una grave miopia. L’illusione che la legge sulla procreazione medicalmente assistita fosse una legge che riguardava gli sterili e pochi altri (tuttavia, non sarebbe stato un buon motivo per disinteressarsene). La legge 40, invece, riguarda tutti i cittadini. Perché è una legge sulla libertà individuale. È una legge che intacca la nostra libertà senza che vi siano ragioni sufficientemente forti per giustificare una simile invadenza. La legge 40 si è spinta in un terreno intimo e privato, in quello spazio in cui la coercizione legale dovrebbe astenersi dall’usare il pugno di ferro. Il fallimento del referendum ha poi legittimato tale violazione. Non soltanto della libertà di avere un figlio, ma di quella libertà individuale su cui dovrebbe fondarsi uno Stato liberale e legittimo.
Tutte le omissioni riguardo alla legge 40 costituiscono la premessa di quanto accade oggi, che ancora si chiama inchiesta sull’aborto, ma presto potrebbe chiamarsi revisione o divieto.
‘Te l’avevo detto’ che se la legge 40 non veniva modificata… Non c’è, però, nessuna soddisfazione nell’avere avuto ragione.

(E Polis, 8 dicembre 2005)