giovedì 2 novembre 2006

Aborto terapeutico vietato in Nicaragua

Quattro articoli del Codice Penale nicaraguense sono stati spazzati via da una strategia di alleanze interessata unicamente alla vittoria elettorale. Poco importa del resto: salute dei cittadini, libertà, laicità dello Stato.
Quattro articoli del Codice Penale rimpiazzati dal divieto assoluto dell’aborto terapeutico. Da oltre un secolo in Nicaragua era permesso ricorrere all’aborto in caso di pericolo di vita per la madre. Nonostante l’opposizione della comunità medica, la protesta della società civile e la condanna di organizzazioni nazionali e internazionali (tra cui l’Unicef e Save the Children) nell’Asamblea Nacional un fronte compatto ha scelto di ‘difendere’ la vita. Non della donna, però, che dovrà portare avanti una gravidanza anche a rischio della propria vita; oppure ricorrere all’aborto clandestino, con il rischio di morire.
All’Asamblea Nacional sono stati ammessi solo i membri dei movimenti contrari all’aborto; fuori, sotto a un sole bruciante, gli oppositori.
52 deputati del Frente Sandinista, del Partido Liberal Constitucionalista, della Alianza Liberal Nicaraguense, di Camino Cristiano e degli Azul y Blanco hanno votato per trascinare il Paese in una condizione deprecabile e ai limiti dell’incostituzionalità.
Un solo partito contrario: la Alianza MRS.
Il sandinista Edwin Castro ha dichiarato: “non è una riforma che va contro i diritti della donna. Crediamo che bisogna dare un messaggio chiaro a favore della vita. Qualsiasi donna che deve abortire, per qualsiasi motivo, ha un trauma e dolore e non benessere”.
Con questa riforma, invece, rischierà di morire. Davvero una grande conquista.

(E Polis, 2 novembre 2006)