venerdì 15 settembre 2006

Sui trapianti ora esiste una terza via

Il problema dei trapianti riguarda centinaia di migliaia di persone al mondo. Gli ostacoli principali sono la carenza degli organi disponibili e la compatibilità tra donatore e ricevente, con conseguente rischio di rigetto.
Per quanto riguarda la carenza degli organi donati sono state proposte alcune soluzioni all’unico modo permesso per reclutare organi, la donazione post mortem volontaria e indiretta (l’unica eccezione è la donazione da vivente a parenti): dall’obbligatorietà della donazione dopo la morte alla legalizzazione del mercato degli organi. La tecnologia medica può offrire una terza via, senza i fardelli morali che gravano sulle prime due: la creazione di organi artificiali da sostituire a quelli danneggiati.
La scorsa settimana la Food and Drug Administration ha autorizzato il trapianto di un cuore artificiale (AbioCor) in pazienti cardiaci terminali, in base a uno studio clinico che ha coinvolto 14 malati e ha allungato la loro vita di vari mesi.
È una sperimentazione destinata a pochi pazienti con una prospettiva di vita di circa un mese e esclusi dal trapianto ‘normale’ per questioni di età o di condizioni mediche.
Daniel Schultz, direttore del Center for Devices and Radiological Health della FDA, è ottimista sulle potenzialità del cuore artificiale e giudica l’approvazione della sperimentazione un passo importante per lo sviluppo di tecnologie salvavita. Tuttavia, è ben consapevole che oggi le limitazioni sono tante, e che molti dei destinatari del trapianto sperimentale rifiuteranno. Ma a quelli che lo vorranno sarà offerta la possibilità di vivere un po’ di più contro la certezza di una morte imminente.

(E Polis, 15 settembre 2006)